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PROVE GENERALI DI LEGGE ELETTORALE NAZIONALE. IL CASO TOSCANA.

Come avvenne nel 2004-2005, è verosimile che la legge per l’elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale della Toscana, approvata ieri, anticipi le soluzioni che avremo a livello nazionale per la legge per l’elezione della Camera dei deputati. Anche perché la legge Toscana è frutto di un accordo tra il Pd e Forza Italia e, come noto, sono queste due le forze che costituiscono l’asse del percorso riformatore nazionali.

Vediamo allora rapidamente le soluzioni e offriamo una minima valutazione.

La legge, che conferma l’elezione diretta e popolare del Presidente della Giunta e riduce significativamente il numero dei consiglieri regionali, prevede il ripristino delle preferenze (era previsto il listino bloccato, e fece da matrice per la legge n. 270 del 2005), salvo un piccolo listino, facoltativo, di tre candidati – con alternanza di genere – per ciascuna lista (voluto, pare, da Forza Italia); il ballottaggio per i candidati Presidenti che non raggiungano al primo turno almeno il 40% dei voti espressi; nella distribuzione dei seggi, soglie di sbarramento differenziate a seconda che una lista corra da sola o in coalizione (rispettivamente 5% e 3%; nonché una soglia per la coalizione in quanto tale: 10%, e nel caso in cui la coalizione non superi la soglia alle liste le compongono si applicherà la medesima soglia delle liste non coalizzate, del 5%) e un premio di maggioranza variabile che porterà la coalizione vincente al 60% dei seggi se avrà ottenuto almeno il 45% dei voti o al 57,5% se avrà ottenuto una percentuale superiore al 40% (ma inferiore al 45%).

Qualche mal di pancia c’è stato visto che otto consiglieri su ventiquattro del Partito democratico (esattamente un terzo del gruppo) non ha partecipato alla votazione finale.

Tra le norme di dettaglio è passata una proposta volta a semplificare gli adempimenti per la presentazione delle liste per quelle espressione di gruppi “uscenti”, purchè costituiti almeno sei mesi prima della data di convocazione delle elezione. Sono state dettate norme specifiche sull’opzione obbligatoria per gli eletti sia come candidati regionali che circoscrizionali (escludendo tra l’altro le pluricandidature con opzioni) e sulla “grafica” della scheda elettorale (su questo v. subito infra). Si è inoltre introdotta, infine, una nuova disposizione che mira a salvaguardare la volontà dell’elettore nel caso in cui abbia espresso più preferenze di quelle consentite: qualora abbia espresso tre voti di preferenza, saranno validi i primi due ma riferiti a candidati di genere diverso.

Veniamo a qualche rilievo.

Un problema sembra derivare, almeno secondo le prime dichiarazioni delle opposizioni, dal fatto che sulla scheda elettorale essendovi le preferenze non comparirebbero in modo adeguatamente esplicito, cioè con indicazione prioritaria e sottratta all’espressione della preferenza, i nomi di coloro che fanno parte dell’eventuale listino bloccato sulle prime righe di ciascuna lista, anche se dalla scheda dovrebbe in qualche modo desumersi se la lista ha optato o meno per l’adozione del listino (va verificato il modo in cui è stato reso tecnicamente questo congegno). Al di là di questo aspetto, in un consiglio composto da “soli” 40 consiglieri, un listino anche così piccolo rischia di essere lo strumento esclusivo di elezione di una buona metà dei Consiglieri regionali (e anche le forze grandi potrebbero comunque ricorrervi per eleggere una quota-parte dei propri consiglieri), in quanto è del tutto ragionevole presumere, numeri alla mano, che forze che corrono da sole o in coalizione superando la soglia possano nella gran parte dei casi non andare oltre i tre eletti. Di conseguenza rispetto alla lista chiusa bloccata vigente fino ad oggi per l’elezione della generalità dei consiglieri non cambierebbe molto, se non per i partiti grandi.

Le soglie variabili, meccanismo per ridurre la frammentazione e incanalarla verso le aggregazioni delle coalizioni, danno sempre luogo a problemi in quanto le forze che restano sotto soglia entro la coalizione (che superi la soglia) vedono i propri voti utili alle liste sopra-soglia e, soprattutto, creare il meccanismo di travaso dei consensi-potenzialiseggi di cui si parla abbondantemente anche nel dibattito nazionale alle forze che accedono al Consiglio con eccessiva loro sovra-rappresentazione (prendono i seggi e il premio anche per chi non c’è).

Quanto alle politiche promozionali di genere il listino bloccato non è l’unico strumento per farle valere (con risultato potenzialmente ben esiguo: rapporto uomo donna 2 a 1, o viceversa), perché viene adottato per la parte proporzionale il meccanismo del doppio voto eventuale di genere (modello Campania), con il secondo voto esprimibile solo a candidato di genere diverso da quello per cui è stato espresso il primo voto. Aspetto, per chi crede nella bontà di queste politiche (ormai comunque riconosciute e dodate di copertura a livello costituzionale), certamente positivo.

In conclusione esce appieno confermato l’impianto bipolare e “maggioritarista” (anche se la distribuzione dei seggi è proporzionale ai voti la spinta alla personalizzazione imposta dall’elezione diretta del presidente e il cospicuo premio di maggioranza distorcono molto la base del sistema elettorale). L’introduzione delle preferenze per un ceto politico già dappertutto nell’occhio del ciclone rischia di non rendere, per quel che comunque varrà (data la presenza di tanti nominati), un buon servizio. In ogni caso, l’elezione contestuale di eletti e “nominati” (seppure non in senso tecnico) crea sempre gelosie e un sottile solco tra i consiglieri – lo si è visto in passato con i “listini” dei Presidenti –  che probabilmente non giovano, costringendo peraltro i meno fortunati ad un ancora più estenuante gara per catturare il consenso dei cittadini, amplificando sia i caratteri positivi che, soprattutto negativi, dell’istituto delle preferenze.

A chi scrive, la legge in questione pare un mix ben calibrato di cose discutibili e indigeste (alcune anche di dubbia legittimità, come il modo in cui è reso sulla scheda il listino; questione d
a verificare). Salviamo la riduzione del numero dei consiglieri e l’esclusione delle pluri-candidature e delle opzioni. Senza dimenticare che quello che è più tollerabile a livello regionale in forza di un sistema che è certamente non (o pseudo) parlamentare, è meno tollerabile, e comunque di adattabilità tutta da verificare, in un sistema, come quello nazionale, che – fino a prova contraria – è parlamentare e non improntato a logiche presidenzialiste.

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