NUOVI CITTADINI: AVANTI CON GIUDIZIO

Presupposto che in Italia il crollo demografico richiede certamente l’apporto di stranieri, e in numero maggiore di quanti siano oggi, e che tra costoro andrebbe idealmente accettato un mix tra ospitare richiedenti asilo e attrarre persone di elevata qualificazione professionale, mentre oggi non c’è una politica dell’immigrazione perché è tutto emergenza e scostamento tra diritto e fatto (abbiamo di fatto perfino la poligamia!); presupposto questo, dicevo, beato chi ha convinzioni fermissime sullo jus soli in discussione.

Ragioniamo. In Italia c’è gente che va negli USA per partorire, perché il nascituro abbia la benedizione della cittadinanza statunitense. Non capisco come gli USA non pongano rimedio a simili furberie (vorrei usare altre parole), che tra l’altro deprezzano il valore – o denudano il deprezzamento del valore – della nostra cittadinanza. Vi pare bello se avvenisse in Italia? Immagino di no. E allora, intanto, non siete per lo jus soli vero e proprio. Probabilmente sareste fermamente contrari! Quindi siete per altro, per una versione “temperata”, cioè non incondizionata. Forse già siete più conservatori di quanto sareste disposti ad ammettere.                                                   Cosa voglio dire? Che sulle ipotesi bisogna ragionare. L’equazione tra nascere in Italia ed essere italiani non esiste nella logica, ma è una scelta politica e tra l’altro tutt’altro che ovvia, tanto che verosimilmente incontrerebbe scarsissimo consenso tra gli italiani se fosse percorsa allo stato puro.

Ma, se permettete, le condizioni di questo temperamento dello jus soli andrebbero attentamente discusse in un dibattito pubblico degno di questo nome. Se basti una prova di italiano al termine di un percorso temporale; se debba essere un ciclo scolastico per i nati in Italia e bastino le regole esistenti per i loro genitori; se debbano essere altre condizioni, alternative o combinate, e per chi: cioè se debba essere solo jus soli temperato e jus culturae o altro. Ma non c’è nulla di ovvio e in chi si oppone non necessariamente c’è qualcosa di crudele, inumano, incivile. Non cadiamo nel politicamente corretto e nella retorica umanitaria per decisioni così serie.

Ricordo che oggi c’è una legge sulla cittadinanza che probabilmente e’ superata e troppo restrittiva ma che non è certamente incivile perché non è mai stata dichiarata incostituzionale. Anche io temo la xenofobia e, essendo molto sensibile al nesso tra diritti e doveri, vedo che ci sono centinaia di migliaia di stranieri che sono contributori nel nostro Paese senza ricevere diritti in eguali misura ai cittadini (ma, appunto, questo porterebbe ad andare anche oltre o fare un discorso in parallelo al nuovo jus soli, perché toccherebbe anche la posizione dei genitori dei nati in Italia…), ma calma e gesso. Anche perché se non si fanno vivere bene le decisioni tra i cittadini italiani e se non si costruiscono bene le condizioni attuative – un serio limite della politica italiana, quello dell’implementazione – poi si ottengono effetti controproducenti e poco controllabili.

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