Archivio mensile:aprile 2017

L’ECCEZIONE NAPOLI

Gira voce, non so se è vero, che a Roma è tutto un chiedere i galloni: “E tu che hai fatto per il referendum?”. Dentro/fuori. Il rasoio di Occam: inutile fare tante complicazioni. Non moltiplicare gli enti più del necessario. E’ un’applicazione di quello che in politica si chiama anche lealtà o principio di responsabilità. Non premiare la moltiplicazione delle correnti se non serve al Progetto.

A Napoli, come sempre, si afferma il principio contrario. Il correntismo esasperato – correnti di personalità, non idee – non consente la rappresentazione di chi lavora fuori dal suo schema. Di chi lavora e basta. Capita così che il Comitato referendario più attivo di Napoli (ma del Centro-Sud), con all’attivo un paio di centinaia di iniziative sul referendum costituzionale dello scorso anno, non veda alcuno dei suoi animatori napoletani, ed in particolare il suo riconosciuto ideatore, premiato. Eppure si è trattato di un impegno doppiamente  gravoso, perché svolto nella rumorosa assenza del partito. Entrare in quell’assemblea pletorica ma simbolicamente significativa che è l’Assemblea nazionale del Pd, avrebbe costituito un piccolo segnale, la volontà di non disgiungere totalmente responsabilità e merito. Niente da fare. E quanto ce ne sarebbe bisogno, per un partito che a Napoli rasenta il 10%. A Roma lo sanno che le elezioni politiche si vinceranno o perderanno qui? Lo volete il dato 2013? Pd al 21,8, Pdl al 29,8, Cinque Stelle al 23,2%. Altro che problema limitato alle comunali, come qualcuno si illude. Qui il Pd è ultimo sempre e comunque.

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Dove va il Pd napoletano?

Pd a trazione renziana a Napoli. Un grande risultato. Ma Renzi e il suo progetto, nell’articolo, dove sono? 

Attenzione alle semplificazioni. Io nutro molto rispetto nei confronti di chi raccoglie le preferenze dei cittadini e riesce a mobilitare militanti ai congressi. Queste persone hanno rapporto forte con i territori e le realtà e meritano il nostro rispetto. Io le rispetto. Parlare di capibastone e’ sbagliato ed offensivo. Ma se la politica si schiaccia su una particolare forma di scambio politico, un do ut des a breve, e’ la fine. Pagasse almeno! L’opinione pubblica e’ radicalmente estranea al Pd di Napoli, che veleggia verso il 6%. Una forma di scambio politico – in questo caso in un consenso personalissimo attorno a 5/6 personalita’ (solo il gruppo che ha un riferimento in Pittella merita un discorso a parte, avendo un profilo culturale riconoscibile) – va a detrimento di un’altra forma di scambio politico. Il Pd napoletano urtica. Respinge.

Apporto culturale, dirigenza politica e risultati amministrativi sono del tutto estranei e sconosciuti al policentrismo dell’attuale sistema. Esistono alcune realta’ in ombra nel Pd napoletano che andrebbero valorizzate proprio per caratterizzarsi su uno o più di quei tre versanti. Sono le forze fresche, i dirigenti sottovalutati che vogliono parlare un’altra lingua alla citta’ e i bravi sindaci. I grandi assenti nell’ottimo articolo di Scarlata. Ne riparleremo.