La bufala del “combinato disposto”.

​Un consiglio gratis a quelli del No. Non continuate con la storia del “combinato disposto”, fate solo figuracce. Nel linguaggio giuridico – e mi scuso con i puristi per le semplificazioni – per combinato disposto si intende una norma (quindi una novita’) che giunge ad esito dell’interpretazione congiunta di due o piu’ disposizioni (attenzione) …-secondo le regole che presiedono il sistema delle fonti. Piu’ precisamente e’ il surplus normativo derivante dalla messa in relazione che giunge ad esito dell’interpretazione  di ciascuna disposizione e forse impropriamente – ma efficacemente in senso figurato – definita come interpretazione “congiunta”. 

Non esiste un combinato disposto tra Italicum e revisione costituzionale. Non e’ possibile un combinato disposto tra una norma superiore – come la norma costituzionale –  e la norma inferiore, qual è la legge elettorale in quanto legislazione ordinaria. La norma inferiore rispetta la norma superiore. Può integrarla ma non può contraddirla e quindi non puo’ interagire in senso proprio. 

Certo, fanno parte di uno stesso sottosistema e ognuna fa il proprio lavoro. Si può parlare al massimo di interazione in senso lato, dell’operare di ciascuna secondo la propria forza in un medesimo ambiente, che nel caso sarebbe quello della forma di governo (se non della forma di stato, per gli impassibili fautori del rischio autoritario). 

Dopodiché nessun dubbio che la legge Acerbo travolse la forma di governo prevista dallo statuto e integrata per via consuetudinaria. Ma non fu combinato disposto. Fu uno strappo allo stato di diritto consentito tra l’altro per l’assenza della rigidità costituzionale e quindi l’impossibilità di controllare la legge. 

Nel nostro caso non solo abbiamo una Costituzione rigida e garantita da un signor organo, ma quello stesso organo se – e solo se – la revisione costituzionale passerà sarà chiamato ad esprimersi PREVENTIVAMENTE (rispetto alla sua applicazione) circa la legittimità della legge elettorale e quindi in rapporto alla Costituzione (artt.1, 3 e 48 in primis). Questa è la sola vera interazione che esiste tra revisione costituzionale e legge elettorale. Per il resto  l’Italicum non è e non puo’ essere oggetto della nostra votazione sul referendum.

In conclusione la legge elettorale si limita a dare una più larga base parlamentare iniziale (e ripeto iniziale) ad un governo i cui poteri non vengono toccati praticamente per nulla (salvo un modesto aspetto), e cio’ vale proprio a distinguere la revisione costituzionale in parola da quelle precedentemente provate.

Quindi? Quindi mi pare un elemento di igiene del dibattito pubblico di rimuovere questo argomento dalla campagna referendaria. Se vi impensieriscono gli effetti dell’Italicum prendete in seria considerazione la possibilità di votare SI al referendum, in modo che la legge elettorale possa essere sindacata per tutti i suoi possibili vizi prima della sua applicazione. E se proprio perseverate per il No, ricordate che in ogni caso c’è un giudice a Berlino, perché anche oggi le leggi elettorali possono essere controllate, sia pure in modo più farraginoso. Ma da questo punto di vista votare Si è la via maestra per essere certi di eleggere un Parlamento legittimo che possa esprimere un governo legittimo.

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