​PILLOLE DI REFERENDUM. 2/.

Esistono alcune differenze fondamentali tra i referendum costituzionali (relativamente rari: il primo della Repubblica fu nel 2001, il secondo e ultimo e’ del 2006)  e i referendum abrogativi (con cui abbiamo maggiore dimestichezza, essendovene stati parecchie decine). Il referendum costituzionale consente o meno l’entrata in vigore di una deliberazione, che diventa pertanto – nel caso di voto favorevole – legge; il referendum abrogativo fa venir meno la vigenza e quindi la produzione di effetti giuridici per il futuro di una legge o sue parti, e quindi ha ad oggetto norme già vigenti. Il referendum abrogativo può tenersi su una legge anche se questa è entrata in vigore decenni addietro. Peculiare del referendum costituzionale e’ invece che il corpo elettorale si pronuncia su una deliberazione parlamentare (non ancora legge) entro un unico procedimento, proprio al fine di decidere l’entrata o meno in vigore della decisione parlamentare. Per questa ragione la ipotesi, ormai superata per carenza di richiesta, del cd. spacchettamento del quesito referendario in distinti quesiti appariva stridente con la logica del referendum costituzionale che è “un voto (su) una deliberazione”. L’espressione popolare ha e non puo’ che avere a oggetto il compromesso parlamentare così come si è realizzato e senza possibilità di manipolazioni (come avverrebbe se si potesse accettarne alcune parti e rifiutarne). La natura confermativa o, diversamente detto, oppositiva del referendum costituzionale sul lavoro fatto dal Parlamento e’ più pronunciata rispetto al referendum abrogativo perché attiene quasi fatalmente al lavoro di quello specifico Parlamento in carica.

Una volta deliberato il compromesso parlamentare, con una maggioranza almeno assoluta dei componenti in ciascuna Camera in seconda deliberazione, il referendum costituzionale può essere richiesto 1) da un quinto dei componenti di ciascuna camera, 2) da cinquecentomila elettori o 3) da cinque consigli regionali. Nel caso attuale sono stati attivati una pluralità di canali di richieste sia da parte  di componenti della maggioranza di governo che da parte  di minoranze parlamentari. Come e’ ovvio l’attenzione si è finita per appuntare soprattutto sulle firme raccolte presso gli elettori. A tale proposito va ricordato che nonostante la precoce costituzione di ben  tre diversi comitati nazionali per il No nessuno di questi ha raggiunto le firme sufficienti da presentare alla Cassazione per il vaglio. La Cassazione si è pertanto concentrata sulle firme raccolte dal Partito Democratico e dal Comitato nazionale per il sì-Basta un Si’. 

Così veniamo alla questione dello stato attuale della procedura e della data del referendum.

La procedura per arrivare a stabilire la data è articolata. Attualmente e’ stato superato il primo e decisivo step, con la decisione con ordinanza dell’ufficio centrale del referendum presso la Corte di Cassazione di ammettere la richiesta presentata in quanto conforme alla legge: nel caso che la richiesta fosse corredata da un numero di firme sufficienti, superiori a 500.000 di elettori. Ora siamo nelle more della indizione del referendum, da effettuarsi con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di ammissione. Quale data deve scegliersi nel decreto di indizione? La data va fissata in una domenica compresa tra il 50° ed il 70° giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione. La stima più probabile attuale porta a fine novembre la data del voto. 

Riguardo la logica del voto, per le ragioni che abbiamo spiegato nel referendum costituzionale appare rovesciata rispetto a quella abrogativo. Chi è favorevole al prodotto parlamentare vota Si’ (effetto confermativo: si intende della decisione parlamentare e quindi della entrata in vigore). Chi è contrario vota No (effetto oppositivo), ponendo nel nulla, ed infatti esplicitamente bocciando, il lavoro parlamentare con l’effetto di non consentire la produzione di alcuna innovazione normativa nell’ordinamento.

Lo stringente legame che esiste tra il deliberato parlamentare e il voto popolare chiarisce una ultima e fondamentale differenza tra i due tipi di referendum: nel referendum costituzionale la votazione del corpo elettorale è sempre valida, non occorrendo alcun numero minimo di partecipanti al voto. Riguarderà semplicemente tra i votanti se ha prevalso il Si o il No. Per questa ragione non ha motivo di esistere come posizione politica organizzata o individuale un atteggiamento astensionistico (non potendosi attraverso questa via vanificare la votazione): chi non va a votare lascia semplicemente decidere agli altri. Il referendum costituzionale presuppone e richiede la più ampia mobilitazione del corpo elettorale qualunque cosa se ne pensi del quesito. Sì o No. Piu’ Si’ o piu’ No. Una valutazione necessariamente per grandi linee.

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