Archivio mensile:agosto 2016

​PILLOLE DI REFERENDUM. 3/. 

Nella puntata precedente abbiamo visto perché il referendum costituzionale venga chiamato anche referendum confermativo o, all’opposto, oppositivo. Ebbene, dal punto di vista tecnico e neutrale esso è “approvativo”. La scheda che si trovera’ davanti  l’elettore è estremamente semplice. Consiste in un quesito esposto entro.un riquadro: “Approvate la legge costituzionale concernente disposizioni …?”. I puntini indicano il titolo (il termine tecnico e’ “rubrica”) della legge in questione, che pur non avendo un contenuto normativo sintetizza in ogni caso con buon margine di approssimazione i contenuti della legge (a tale proposito ricordiamo ancora che non e’ ancora tale, ma un deliberato in attesa di conoscere il suo destino: entrata in vigore o finire nel nulla). 
Il deliberato sul quale ci esprimeremo infatti si intitola: ” disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte Ii della Costituzione”. 

Il titolo di una legge viene scelto dai presentatori e in questo caso il disegno di legge e’ stato presentato nel 2014 dal governo pro tempore, tanto che si parla di d.d.l. costituzionale Renzi-Boschi, dal nome del presidente del Consiglio e del Ministro competente per materia. Precisato – in replica ad una frequente obiezione – che non esiste alcun ostacolo di tipo giuridico alla possibilità del governo di presentare disegni di legge in materia istituzionale e costituzionale, e che ciò è già avvenuto più volte negli anni passati, bisogna ricordare che il disegno di legge in questione è stato modificato in punti sostanziali durante l’iter di approvazione parlamentare, tanto che alcuni suoi oggetti qualificanti – come la nuova disciplina di alcuni istituti di democrazia diretta, o la modifica delle norme sulla elezione del Presidente della Repubblica – non si ritrovano nel titolo della legge. Tuttavia il titolo della legge resta l’unico riferimento materiale che gli elettori avranno esplicitamente presente sulla scheda e nel rimandare in modo approssimativo ai contenuti esso rappresenta sicuramente un buon punto di partenza circa l’oggetto della votazione. Il resto dipende dalla cura del cittadino di informarsi circa i reali contenuti del disegno di legge (gli oggetti ulteriori e in ogni caso i termini esatti di disciplina giuridica degli oggetti citati nel titolo della legge) quindi dell’oggetto del quesito referendario a cui rispondere con un Sì o con un No con produzione degli effetti sui quali già ci siamo intrattenuti. 

E’ pertanto il momento di entrare nel merito del disegno di legge illustrandone i suoi contenuti essenziali. Lo faremo nella prossima puntata della rubrica.

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La bufala del “combinato disposto”.

​Un consiglio gratis a quelli del No. Non continuate con la storia del “combinato disposto”, fate solo figuracce. Nel linguaggio giuridico – e mi scuso con i puristi per le semplificazioni – per combinato disposto si intende una norma (quindi una novita’) che giunge ad esito dell’interpretazione congiunta di due o piu’ disposizioni (attenzione) …-secondo le regole che presiedono il sistema delle fonti. Piu’ precisamente e’ il surplus normativo derivante dalla messa in relazione che giunge ad esito dell’interpretazione  di ciascuna disposizione e forse impropriamente – ma efficacemente in senso figurato – definita come interpretazione “congiunta”. 

Non esiste un combinato disposto tra Italicum e revisione costituzionale. Non e’ possibile un combinato disposto tra una norma superiore – come la norma costituzionale –  e la norma inferiore, qual è la legge elettorale in quanto legislazione ordinaria. La norma inferiore rispetta la norma superiore. Può integrarla ma non può contraddirla e quindi non puo’ interagire in senso proprio. 

Certo, fanno parte di uno stesso sottosistema e ognuna fa il proprio lavoro. Si può parlare al massimo di interazione in senso lato, dell’operare di ciascuna secondo la propria forza in un medesimo ambiente, che nel caso sarebbe quello della forma di governo (se non della forma di stato, per gli impassibili fautori del rischio autoritario). 

Dopodiché nessun dubbio che la legge Acerbo travolse la forma di governo prevista dallo statuto e integrata per via consuetudinaria. Ma non fu combinato disposto. Fu uno strappo allo stato di diritto consentito tra l’altro per l’assenza della rigidità costituzionale e quindi l’impossibilità di controllare la legge. 

Nel nostro caso non solo abbiamo una Costituzione rigida e garantita da un signor organo, ma quello stesso organo se – e solo se – la revisione costituzionale passerà sarà chiamato ad esprimersi PREVENTIVAMENTE (rispetto alla sua applicazione) circa la legittimità della legge elettorale e quindi in rapporto alla Costituzione (artt.1, 3 e 48 in primis). Questa è la sola vera interazione che esiste tra revisione costituzionale e legge elettorale. Per il resto  l’Italicum non è e non puo’ essere oggetto della nostra votazione sul referendum.

In conclusione la legge elettorale si limita a dare una più larga base parlamentare iniziale (e ripeto iniziale) ad un governo i cui poteri non vengono toccati praticamente per nulla (salvo un modesto aspetto), e cio’ vale proprio a distinguere la revisione costituzionale in parola da quelle precedentemente provate.

Quindi? Quindi mi pare un elemento di igiene del dibattito pubblico di rimuovere questo argomento dalla campagna referendaria. Se vi impensieriscono gli effetti dell’Italicum prendete in seria considerazione la possibilità di votare SI al referendum, in modo che la legge elettorale possa essere sindacata per tutti i suoi possibili vizi prima della sua applicazione. E se proprio perseverate per il No, ricordate che in ogni caso c’è un giudice a Berlino, perché anche oggi le leggi elettorali possono essere controllate, sia pure in modo più farraginoso. Ma da questo punto di vista votare Si è la via maestra per essere certi di eleggere un Parlamento legittimo che possa esprimere un governo legittimo.

​PILLOLE DI REFERENDUM. 2/.

Esistono alcune differenze fondamentali tra i referendum costituzionali (relativamente rari: il primo della Repubblica fu nel 2001, il secondo e ultimo e’ del 2006)  e i referendum abrogativi (con cui abbiamo maggiore dimestichezza, essendovene stati parecchie decine). Il referendum costituzionale consente o meno l’entrata in vigore di una deliberazione, che diventa pertanto – nel caso di voto favorevole – legge; il referendum abrogativo fa venir meno la vigenza e quindi la produzione di effetti giuridici per il futuro di una legge o sue parti, e quindi ha ad oggetto norme già vigenti. Il referendum abrogativo può tenersi su una legge anche se questa è entrata in vigore decenni addietro. Peculiare del referendum costituzionale e’ invece che il corpo elettorale si pronuncia su una deliberazione parlamentare (non ancora legge) entro un unico procedimento, proprio al fine di decidere l’entrata o meno in vigore della decisione parlamentare. Per questa ragione la ipotesi, ormai superata per carenza di richiesta, del cd. spacchettamento del quesito referendario in distinti quesiti appariva stridente con la logica del referendum costituzionale che è “un voto (su) una deliberazione”. L’espressione popolare ha e non puo’ che avere a oggetto il compromesso parlamentare così come si è realizzato e senza possibilità di manipolazioni (come avverrebbe se si potesse accettarne alcune parti e rifiutarne). La natura confermativa o, diversamente detto, oppositiva del referendum costituzionale sul lavoro fatto dal Parlamento e’ più pronunciata rispetto al referendum abrogativo perché attiene quasi fatalmente al lavoro di quello specifico Parlamento in carica.

Una volta deliberato il compromesso parlamentare, con una maggioranza almeno assoluta dei componenti in ciascuna Camera in seconda deliberazione, il referendum costituzionale può essere richiesto 1) da un quinto dei componenti di ciascuna camera, 2) da cinquecentomila elettori o 3) da cinque consigli regionali. Nel caso attuale sono stati attivati una pluralità di canali di richieste sia da parte  di componenti della maggioranza di governo che da parte  di minoranze parlamentari. Come e’ ovvio l’attenzione si è finita per appuntare soprattutto sulle firme raccolte presso gli elettori. A tale proposito va ricordato che nonostante la precoce costituzione di ben  tre diversi comitati nazionali per il No nessuno di questi ha raggiunto le firme sufficienti da presentare alla Cassazione per il vaglio. La Cassazione si è pertanto concentrata sulle firme raccolte dal Partito Democratico e dal Comitato nazionale per il sì-Basta un Si’. 

Così veniamo alla questione dello stato attuale della procedura e della data del referendum.

La procedura per arrivare a stabilire la data è articolata. Attualmente e’ stato superato il primo e decisivo step, con la decisione con ordinanza dell’ufficio centrale del referendum presso la Corte di Cassazione di ammettere la richiesta presentata in quanto conforme alla legge: nel caso che la richiesta fosse corredata da un numero di firme sufficienti, superiori a 500.000 di elettori. Ora siamo nelle more della indizione del referendum, da effettuarsi con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di ammissione. Quale data deve scegliersi nel decreto di indizione? La data va fissata in una domenica compresa tra il 50° ed il 70° giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione. La stima più probabile attuale porta a fine novembre la data del voto. 

Riguardo la logica del voto, per le ragioni che abbiamo spiegato nel referendum costituzionale appare rovesciata rispetto a quella abrogativo. Chi è favorevole al prodotto parlamentare vota Si’ (effetto confermativo: si intende della decisione parlamentare e quindi della entrata in vigore). Chi è contrario vota No (effetto oppositivo), ponendo nel nulla, ed infatti esplicitamente bocciando, il lavoro parlamentare con l’effetto di non consentire la produzione di alcuna innovazione normativa nell’ordinamento.

Lo stringente legame che esiste tra il deliberato parlamentare e il voto popolare chiarisce una ultima e fondamentale differenza tra i due tipi di referendum: nel referendum costituzionale la votazione del corpo elettorale è sempre valida, non occorrendo alcun numero minimo di partecipanti al voto. Riguarderà semplicemente tra i votanti se ha prevalso il Si o il No. Per questa ragione non ha motivo di esistere come posizione politica organizzata o individuale un atteggiamento astensionistico (non potendosi attraverso questa via vanificare la votazione): chi non va a votare lascia semplicemente decidere agli altri. Il referendum costituzionale presuppone e richiede la più ampia mobilitazione del corpo elettorale qualunque cosa se ne pensi del quesito. Sì o No. Piu’ Si’ o piu’ No. Una valutazione necessariamente per grandi linee.

​PILLOLE DI REFERENDUM 1/.

Questa rubrica ha la finalità di spiegare in modo chiaro, sintetico e accessibile il significato e i contenuti del referendum costituzionale del prossimo autunno, avente ad oggetto il testo deliberato dal Parlamento in via definitiva il 15 aprile 2016. 

La rubrica e’ pensata per un pubblico di non specialisti del diritto e della politica e si provera’ a non dare nulla per scontato. La decisione che discenderà all’esito del referendum infatti riguarderà tutti i potenziali votanti e nel caso di vittoria del Si comunque tutti – non solo gli elettori – nella qualita’ di cittadini o comunque persone fisiche vincolate al dovere di rispettare, e pertanto prima conoscere, le leggi vigenti. 

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta con cui il cittadino partecipa alla formazione di una decisione mediante un voto. Nel nostro caso il referendum attribuisce al voto un valore giuridico e pertanto vincolante (non è un referendum consultivo del tipo di quello svoltosi in Gran Bretagna per decidere la permanenza o meno nell’Unione europea). Il cittadino si pronuncia su una questione previamente formulata che gli è sottoposta e a cui può rispondere con un Si o un No. Il potenziale elettore può altresì decidere di non recarsi alle urne benché il voto sia previsto dalla Costituzione come un “dovere civico” e benche’ nel caso della tipologia di referendum oggetto di questa rubrica non esiste (per le ragioni che vedremo) una utilità specifica derivante dall’astenersi dal voto. E’ inoltre sempre possibile annullare la scheda o votare scheda bianca, quali forme di manifestazione del voto  – insieme alla decisione di astenersi dal voto – da lasciare all’interpretazione delle forze politiche. 

Il quesito e le possibili risposte  (Si e No) dell’elettore sono stampate sulla scheda. La particolarità del referendum costituzionale risiede nel fatto che oggetto della votazione e’ la decisione circa l’entrata in vigore o meno di una deliberazione adottata dal Parlamento avente rango costituzionale in quanto di modifica o integrazione del testo della Costituzione. Nel referendum in questione la pronuncia riguarderà una deliberazione parlamentare di modifica di una serie di disposizioni della parte seconda (“Organizzazione della Repubblica”) della Costituzione italiana. 

Nelle prossime puntate esamineremo aspetti processuali e di contorno del referendum e poi passeremo alla illustrazione dei contenuti del suo oggetto.