ASPETTATIVE DI VITA. COLPA DI CHI.

Siamo al dramma collettivo. Con la riduzione delle nostre aspettative di vita – prima volta – abbiamo raggiunto il fondo del fallimento delle classi politiche. Un risultato che viene da lontano, da quarant’anni di declino economico, di un paese che si e’ gradualmente spento. Un declino che la cosiddetta Seconda Repubblica (in piu’ gravata da vincoli esterni) non ha saputo arrestare.

Per questo mi aspetto da Renzi – l’unico che ha dimostrato chiara la diagnosi, la speranza della nostra generazione senza speranza – di fare molto, molto di piu per la produttivita’ e la crescita.
Il mio ricordo torna all’ipocrita pianto di Livia Turco, di cui parlai in questo blog.

https://marcoplutino.com/2014/11/18/il-pianto-di-livia-turco-visto-dalla-mia-generazione/

Pianto rivolto all’operato di Renzi che, a suo avviso, stava sfasciando lo stato sociale, le conquiste di generazioni, le ragioni della sinistra. Sciocchezze provenienti da uno dei piu’ coscenziosi esponenti di una generazione di falliti politici che hanno tolto il futuro ai loro figli.
Dieci anni fa una parte della sinistra parlava ancora di decrescita felice (!) e quella riformista si collocava in una logica di riduzione delle aspettative crescenti, ma che pursempre continuavano a crescere, coi relativi diritti e costi.
E’ una loro precisa responsabilita’ non aver saputo riformare in modo radicale il paese e farlo tornare a crescere in modo sostenuto e, quindi, quindi non avuto potuto costruire un nuovo e sostenibile stato sociale.
Un pianto, quello di Livia Turco, acrimonioso e basato su una lettura completamente distorta della realta’, dei compiti della sinistra, dei pesi e delle responsabilita’.
Vada a quel paese. E’ anche merito suo, perfino dell’ottimo ministro Turco, se oggi stiamo in queste condizioni.
Bisogna fare di piu’ per uscirne. Renzi sulla crescita si gioca tutto. E i risultati sono finora inferiori alle attese. Non basta il “segno piu’ ” (e ci mancherebbe, dopo 6-7 anni di crisi…). Bisogna colmare differenziali con gli altri paesi sviluppati, tornare a correre e il tutto domando il mostro del debito pubblico.

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