CRONACA DI UNA CRISI ANNUNCIATA

“Sapevano da Novembre. L’ordine era non parlare”. (Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto).
Il brodo di coltura del personale politico grillino.
Mentalità complottistica, livore, presunzione di essere dalla parte del giusto, cultura del sospetto.
Le idee alla base del Progetto.
La partecipazione, la trasparenza, la democrazia integrale, il rifiuto della delega, il diritto a sapere la verità, il non “professionismo” e la gratuità o quasi dell’impegno politico.
La traduzione delle idee nel Progetto.

Il principio autocratico travestita da iper-democrazia: il simbolo di proprietà di Grillo e Casaleggio (chi è costui? Sapremo) e il Sacro-blog dei dikat, delle censure, delle fatwa, in funzione della preservazione del Progetto; la centralizzione dell’informazione e della comunicazione, la gestione opaca dei voti telematici, gli streaming a singhiozzo secondo le convenienze, l’estremo conformismo o la paura di esprimersi liberamente. Sempre e tutto per preservare il Progetto.

La società chiusa: Noi e Loro, i cittadini e il Palazzo, il non-partito con il non-statuto, i panni sporchi si lavano in famiglia.

Il nemico interno: il traditore, l’infiltrato, quello che non ha capito lo spirito del progetto, l’opportunista.

Il nemico esterno: la sindrome dello stadio d’assedio, l’essere a prescindere dalla parte del giusto, avere una Missione da compiere, convertire gli altri, annientarli o al limite soccombere, pur di non cambiare mai.

L’incontro con la realtà.
Le responsabilità e le esigenze ineludibili della politica. Il confronto quotidiano con l’amministrazione dei primi comuni e con il lavoro politico e parlamentare.
Gli effetti.
Autoisolamento e assenza di risultati parlamentari, cattiva gestione delle realtà amministrative, abbandoni, espulsioni, fallimenti, faide, impotenza, scaricabarile e ipocrisia.
Macerie.
Ecco la parabola fatale di chi, senza essere mai toccato dalla grazia del liberalismo e del valore del pluralismo, muove da un approccio democratico radicale e arriva dove arriva.
Dovevano essere la cura per i problemi del paese. Hanno finito con lo scaricare sul paese le loro bizzarrie, improbabilità, inesperienze, inettitudini, fisime. Prossimamente anche le loro disonestà. E sono non solo un costo, ma un costo inutile e dannoso.
Non solo non hanno migliorato la qualità della nostra democrazia ma l’hanno peggiorata e reso più difficile la meta di trasformare l’Italia in una paese normale, con una maggioranza e una opposizione che si riconoscono e legittimano a vicenda, che si contrastano ma all’occorrenza convergono per il bene del paese.
Se li avessi votati sarei molto arrabbiato, con loro e forse anche con me.
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