Archivio mensile:gennaio 2016

IL M5S? GIA’ CETO POLITICO

L’abbiamo detto un’infinità di volte (es link alla fine). Le idee del Movimento Cinque Stelle sulla democrazia sono ingenue e, nell’attuazione, destinate al fallimento ed anche pericolose. Rifiutano la rappresentanza democratica, che è la tecnica – unica e assai perfettibile – con cui il popolo può governarsi in democrazia o, quantomeno, assicurare che i gli eletti rispondano delle proprie azioni e pertanto mantengano una connessione responsiva con gli elettori.

Il Movimento Cinque Stelle sta sottovalutando le conseguenze della rottura con i propri elettori continuando a preoccuparsi solo della propria (impossibile) purezza e incontaminabilità.

Con molta speranza – che io rispetto profondamente – i cittadini di Quarto e di un altro pugno di comuni hanno affidato ai rappresentanti dei Cinque Stelle l’amministrazione del loro comune, la risoluzione dei loro problemi, a partire dalle gestione dei servizi comunali.

Sono il duo Grillo-Casaleggio – i deus ex machina di un partito che pretende di far credere che non ha capi, mentre è governato da ferrei diktat e ormai dominato da paura e conformismo – che hanno scelto il metodo per scegliere i candidati. In conformità a quel metodo è stato concesso il simbolo e sono stati eletti. Ora si accampano opportunismi e tradimenti, si provano prese di distanza. In tal modo l’unica distanza che cresce è con l’elettorato, che si guarderà bene dal confidare nuovamente in loro per l’amministrazione dei loro interessi concreti. La politica si delegittimerà ulteriormente. Anche se non ho pensato neanche per un attimo che si potesse rilegittimare sulla base di simili idee, non posso che confidare che chi ha raccolto il voto di un quarto degli italiani non lasci aperto un così grande vuoto di rappresentanza.

Lasciatemi comunicarvi la mia impressione. I dirigenti nazionali del Movimento Cinque Stelle sembrano molto attenti ai propri destini personali, piuttosto che al futuro dei cittadini. Vorrebbero proseguire atteggiamenti furbi e immaturi che rimandano ad un futuro scontro finale per il governo del paese e a cui consegnano una funzione escatologica. Ma ormai i problemi a cui dovranno far fronte aumenteranno. Espulsioni e purghe non hanno reso il Movimento nè più democratico, ovviamente, nè tantomeno più coeso ed efficace. Arriverà anche la disonestà, come è fatale. Come è tanto più fatale per chi non opera seguendo la stella polare di una cultura politica.

I problemi sono qui ed ora. La politica richiede risposte tutti i giorni. I cittadini chiedono alla politica di superare da sola le proprie difficoltà. E’ per questo che si viene eletti ed è per questo che si percepiscono indennità per lo svolgimento dell’attività politica. Per rimanere responsabili e liberi rispetto agli interessi costituiti.

Non esistono commissari del popolo, con la conseguenza paradossale di sgravarsi di responsabilità, ma rappresentanti del popolo. Se questa funzione di rappresentanza non viene svolta o si abdica ad essa la politica scade a ceto politico.

Il tempo per cambiare è poco. Ma cambiare richiede di rivedere radicalmente i fondamenti del proprio agire politico. Rappresentanza, dialogo, disponibilità al compromesso, sul piano della visione della democrazia (e della Costituzione!). Sul piano più propriamente politico l’auto-collocazione nello spazio politico sul continuum destra-sinistra senza ambiguità, denunciando fonti di ispirazione, valori, programmi. Non programmi e valori pre-politici ma politici.  Il Movimento è un partito di centro, di destra o di sinistra? La maggior parte dei populismi è in realtà facile da inquadrare, quello del M5S no. Sul piano di una prima raccolta di consenso ciò è stato un punto di forza. Di fronte all’incalzare dell’azione riformista del governo Renzi e dei primi fallimenti delle prove di governo del movimento, è una debolezza e un boomerang.

Bisogna bere l’amaro calice. Ricominciare dall’abc della politica.

Il resto è utopia. Anzi, una distopia di cui ormai cominciamo a vedere i frutti malati.

 

Per approfondire:

Sulle idee del M5S.

http://www.huffingtonpost.it/marco-plutino/mi-affido-a-titolo-redazi_b_6564266.html

Sulla inevitabile crisi del modello:

http://www.huffingtonpost.it/marco-plutino/livorno-nel-caos-la-cattiva-politica-e-la-fine-del-teorema-a-cinque-stelle_b_8681412.html

 

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CRONACA DI UNA CRISI ANNUNCIATA

“Sapevano da Novembre. L’ordine era non parlare”. (Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto).
Il brodo di coltura del personale politico grillino.
Mentalità complottistica, livore, presunzione di essere dalla parte del giusto, cultura del sospetto.
Le idee alla base del Progetto.
La partecipazione, la trasparenza, la democrazia integrale, il rifiuto della delega, il diritto a sapere la verità, il non “professionismo” e la gratuità o quasi dell’impegno politico.
La traduzione delle idee nel Progetto.

Il principio autocratico travestita da iper-democrazia: il simbolo di proprietà di Grillo e Casaleggio (chi è costui? Sapremo) e il Sacro-blog dei dikat, delle censure, delle fatwa, in funzione della preservazione del Progetto; la centralizzione dell’informazione e della comunicazione, la gestione opaca dei voti telematici, gli streaming a singhiozzo secondo le convenienze, l’estremo conformismo o la paura di esprimersi liberamente. Sempre e tutto per preservare il Progetto.

La società chiusa: Noi e Loro, i cittadini e il Palazzo, il non-partito con il non-statuto, i panni sporchi si lavano in famiglia.

Il nemico interno: il traditore, l’infiltrato, quello che non ha capito lo spirito del progetto, l’opportunista.

Il nemico esterno: la sindrome dello stadio d’assedio, l’essere a prescindere dalla parte del giusto, avere una Missione da compiere, convertire gli altri, annientarli o al limite soccombere, pur di non cambiare mai.

L’incontro con la realtà.
Le responsabilità e le esigenze ineludibili della politica. Il confronto quotidiano con l’amministrazione dei primi comuni e con il lavoro politico e parlamentare.
Gli effetti.
Autoisolamento e assenza di risultati parlamentari, cattiva gestione delle realtà amministrative, abbandoni, espulsioni, fallimenti, faide, impotenza, scaricabarile e ipocrisia.
Macerie.
Ecco la parabola fatale di chi, senza essere mai toccato dalla grazia del liberalismo e del valore del pluralismo, muove da un approccio democratico radicale e arriva dove arriva.
Dovevano essere la cura per i problemi del paese. Hanno finito con lo scaricare sul paese le loro bizzarrie, improbabilità, inesperienze, inettitudini, fisime. Prossimamente anche le loro disonestà. E sono non solo un costo, ma un costo inutile e dannoso.
Non solo non hanno migliorato la qualità della nostra democrazia ma l’hanno peggiorata e reso più difficile la meta di trasformare l’Italia in una paese normale, con una maggioranza e una opposizione che si riconoscono e legittimano a vicenda, che si contrastano ma all’occorrenza convergono per il bene del paese.
Se li avessi votati sarei molto arrabbiato, con loro e forse anche con me.