Archivio mensile:dicembre 2015

EMENDAMENTO PD, USO DEL CONTANTE E DEL POS

L’anno scorso ai miei studenti dei corsi di diritto pubblico ho spiegato che la norma che “imponeva” di ricevere il pagamento tramite POS (sopra i 30 euro) era curiosamente non assistita da sanzione (era “imperfetta”, in gergo), e che trattandosi di una condizione assai atipica per un comando poteva forse ipotizzarsi che si trattasse di una soluzione che aprisse presto ad una sanzione e preludesse, forse, ad una drastica riduzione del contante. Qui, evidentemente, sbagliavo.
Resta che per applicare sanzioni per mancato possesso del Pos o rifiuto di ricevere il pagamento occorre realisticamente aprire un discorso sui costi del POS, in particolare commissioni bancarie e costo della telefonata al server. Costi quasi proibitivi in Italia.
Ora se ne parla. L’emendamento Pd di cui si ha notizia, con l’abbassamento drastico – l’annullamento, in pratica (parlandosi di una soglia simbolica: un euro o li’ nei pressi) – di quel limite per richiedere l’uso del POS, chiude il sistema e rende un ottimo servizio ai consumatori, alle entrate statali e alla legalita’.
Ma c’è un…ma. L’uso del contante non e’ disincentivato in toto.
Resta aperta la forbice tra il caso descritto, in cui il consumatore/ cliente/ utente e’ davvero libero di chiedere l’uso del POS (come generalmente nel commercio) e i restanti casi in cui costui e’ invece posto in una situazione oggettiva di svantaggio, se non sudditanza, come nei rapporti piu’ fiduciari ed in particolare con i liberi professionisti. Qui l’evasione (magari parziale) continuerebbe ad essere praticata diffusamente e l’innalzamento, anzi, del limite dell’uso del contante – contestualmente immaginato – non agevola.
Bene insomma, ma occorrere chiudere il cerchio. Ci vuole coraggio e tagliare gli ultimi nodi gordiani. Anche perche’ l’evasione che resterebbe sarebbe – ammesso che si voglia scendere nella scivolosa distinzione – la meno giustificabile, la meno connotata da un presunto stato di necessità.

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