Archivio mensile:novembre 2015

LA FINE DEL TEOREMA A CINQUE STELLE

MarcoPlutino

Il Movimento 5 Stelle non è un partito, ma un movimento di cittadini, che è cosa ben diversa.
I partiti non sono fatti di cittadini ma da militanti, portatori di interessi in contrasto con la cittadinanza (di cui rappresentano – se va bene – la parte rinnegata).
Livorno è sommersa di rifiuti. E’ governata da un’amministrazione a Cinque Stelle, quindi da cittadini. I cittadini di Livorno, tra cui i loro “commissari” del Movimento 5 Stelle, sono incapaci.
Così finisce, quando si butta nel gabinetto la rappresentanza (e la responsabilità) politica.
In realtà i cittadini di Livorno sanno benissimo di chi è la colpa. Della cattiva politica.
Di qualunque colore sia, è facile riconoscerla dai risultati.
La cattiva politica non dà le risposte sperate.
Poi se parla a nome dei cittadini, beh, questa è non solo un’appropriazione indebita, ma un’aggravante.

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LA FINE DEL TEOREMA A CINQUE STELLE

Il Movimento 5 Stelle non è un partito, ma un movimento di cittadini, che è cosa ben diversa.
I partiti non sono fatti di cittadini ma da militanti, portatori di interessi in contrasto con la cittadinanza (di cui rappresentano – se va bene – la parte rinnegata).
Livorno è sommersa di rifiuti. E’ governata da un’amministrazione a Cinque Stelle, quindi da cittadini. I cittadini di Livorno, tra cui i loro “commissari” del Movimento 5 Stelle, sono incapaci.
Così finisce, quando si butta nel gabinetto la rappresentanza (e la responsabilità) politica.
In realtà i cittadini di Livorno sanno benissimo di chi è la colpa. Della cattiva politica.
Di qualunque colore sia, è facile riconoscerla dai risultati.
La cattiva politica non dà le risposte sperate.
Poi se parla a nome dei cittadini, beh, questa è non solo un’appropriazione indebita, ma un’aggravante.

UN BILANCIO DELL’ELEZIONE DIRETTA NELLA CRISI ITALIANA

Le elezioni dirette dovevano darci – nelle intenzioni dei propugnatori – esecutivi stabili quale soluzione dell’annoso problema della governabilità o almeno quale precondizione facilitante.
La governabilità delle regioni sapete che fine ha fatto. E’ il livello di governo più inviso ai cittadini. Dove si incontra il peggio della politica (a causa delle preferenze) e il peggio dell’amministrazione (a causa della scarsa prossimità dalla cittadinanza e della gestione della sanità). Ma questo è anche il problema delle regioni, irriformabili con le buone e con le cattive. Abolirle? Si dovrebbe deciderlo concordando una strategia europea ed entro una rimodulazione dell’architettura istituzionale dell’Unione. Per ora tocca riformarle solo in modo che facciano meno danno possibile.
Nel frattempo vacilla perfino il “minimo sindacale” delle elezioni dirette: la stabilità. Il totem. “Men and measures” come in Gran Bretagna? Lo diceva un maestro di cui ricorre l’anniversario della nascita, Elia, pure critico verso le elezioni dirette. Già, il principio che puoi giudicare la prova dei governanti alle successive elezioni. Solo che il totem ormai si è incarnato.
“Men and measures” è divenuto – ma in fondo è sempre stato così – “man”. “I’m your man”, cantava Leonand Cohen. Per qualunque esigenza. Una versione personalizzata e trasformistica del principio identitario.
Ecco il risultato. Crocetta ha fatto la quarta giunta in tre anni. Ha cambiato decine di assessori. Voi direte: come i governi della “prima repubblica”. E non proprio. Assai peggio. Qui con la giunta cambiano ogni volta uomini, coalizione, formula politica, programma, umore del Presidente, forse anche colore dei capelli. Intanto cambia il corso dell’acqua potabile in Sicilia ma Crocetta resta lì e buttarlo giù è difficilissimo. Primo Motore Immobile, mentre tutto intorno a lui ruota vorticosamente, in una girandola di recriminazioni, veleni, code polemiche.
Le giunte erano instabili anche prima del 1993 ma comandavano i partiti, i quali avendo una continuità ideale e strutturale avevano premura di presentarsi con decenza agli elettori. Ora che comanda l’uomo “unto” il De Magistris, il Marino o il Crocetta di turno – peggio se al secondo mandato e non più candidabili – sono capaci di portarsi appresso l’intero sistema per vincere (se al primo mandato) o per ripicca verso il sistema (che futuro politico possono avere mai dopo due mandati?). Inizialmente qualcuno per errore li ha candidati (De Magistris come parlamentare, non come sindaco), ma non rispondono a nessuno e non sono uomini di partito. Il “giudizio” popolare? Sulla persona o sulle macerie.
Una situazione limite per le regioni, ma piuttosto diffusa tra i comuni, dove è raro ma accade che qualche sindaco venga mandato a casa attraverso il suicidio del Consiglio. Come a Roma. Che c’entra l’organo assembleare con le incapacità di un’amministrazione o di un governo se questi organi non emanano dal Consiglio? Atto eroico, dunque. Nelle regioni è quasi impossibile a quel che resta dei partiti di chiedere e ottenere questo sacrificio dai “loro” consiglieri, perchè una campagna elettorale costa centinaia di migliaia di euro. Tanto più al Sud.
Ci sono delle regole che non puoi coartare più di tanto senza che il sistema produca orrende ernie altrove. I problemi vanno risolti per quelli che sono. Qui il problema è se vogliamo tornare alla nobiltà del principio della rappresentanza politica e alla pratica della responsabiltà del rappresentanza in un quadro organizzativo, culturale e ideale. Cioè se ricostruire i partiti in Italia, o andare avanti così tra risse.