CARO FOLLINI, ASSIMILARE IL CASO CASAMASSIMA A QUELLO SCATTONE NON SI PUO’.

Nel contestare il funzionamento distorto e deresponsabizzante del circuito dei media, che non distingue più bene dal male, lo stimatissimo (da me) Marco Follini affianca al caso dei Casamassima in Tv il caso Scattone. “È lo stesso meccanismo che in questi giorni ha portato in cattedra Scattone”, afferma. A me pare l’esatto contrario. Scattone è vittima del sistema dei media, non beneficiario. E come si potrebbe affermarlo, del resto? Il problema semmai è un altro. Esiste o è opportuna una legge per cui un condannato riabilitato venga limitato nella possibilità di svolgere taluni lavori, ed in particolare quelli educativi o, poniamo, connessi con il reato per il quale è stato condannato? “De jure condendo” e per altri casi (poniamo un ex recluso per pedofilia che vada a insegnare nelle scuole) la risposta potrà variare, è anche possibile – e comunque sarebbe assolutamente opportuno – che qualche caso sia normato. Il garantismo qui sarebbe richiamato a sproposito. Nel caso Scattone no, a meno che non si voglia fare di Scattone la sagoma della mente malata, del plagiatore-plagiabile, il prototipo del contorto mentale e quindi di un potenziale traviatore subdolo e così via. Tutte circostante, lo ricordo bene, che si discussero per lui e il suo collega coimputato in interminabili processi sui giornali all’epoca, e che non hanno avuto nessun particolare riscontro processuale, tanto che il processo si è concluso con una condanna per omicidio colposo, cioè ascrivibile a negligenza/imprudenza/ imperizia (a prescindere dal fatto, che non rileva, che Scattone si proclami ancora innocente).
Ripetiamolo. Scattone non è stato – come invece afferma Follini – “portato” in cattedra dal clamore o dal sistema mediatico o dall’impazzimento del dibattito pubblico a causa dei social. AL contrario. Ci è arrivato con le sue sole forze (e neanche per il provvedimento sulla cd. buona scuola, perchè avrebbe beneficiato del semplice turn over) e pertanto ne è stato semmai danneggiato. Una “seconda possibilità” può incontrare limitazioni di opportunità, ma fissate dalla legge, non dal “common sense”, dalla pancia o dalla penna censoria di qualcuno. Per concludere sarebbe opportuna siffatta legge che impedisse a condannati riabilitati di assumere il ruolo di formatori, per così dire, di coscienze? Non lo so, ma a occhio e croce direi di no, salvo che per alcuni specifici reati, secondo stretto criterio di ragionevolezza. Altrimenti tutto il caso tedesco – dove un condannato continua a svolgere in linea di massima la propria vita ordinaria finchè non entra in carcere – diventa un caso di senescenza precoce di un popolo.
E’ stato valutato, infine, il cammino di Scattone insegnante, magari ascoltando anche ex allievi, colleghi, famiglie? Neanche. L’argomento – dieci anni di lavoro! – avrebbe un peso?
Di che parliamo?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...