“E CREDETEMI, SARA’ ABBASTANZA”. TRE ANNI DAL DISCORSO LONDINESE DI DRAGHI

Tutto quello che vorremmo sentir dire ad un politico l’ha detto Draghi esattamente tre anni fa. Tutto quello che vorremmo veder fare ad un politico l’ha fatto Draghi in questi tre anni fino ai giorni della crisi greca. Cioè fare alla lettera quel che ha promesso. Con l’aggiunta – piccolo particolare – che non realizza alla lettera promesse populiste e controproducenti ma politiche responsabili. Lasciando un segno profondo nella storia europea.
Si ha voglia di scribacchiare leggende metropolitane sulla Rete. Si stia ai fatti.

Questi fatti ci rimandano l’immagine di un banchiere al servizio di un progetto di integrazione sovranazionale ma non indifferente alle sorti quotidiane dei popoli europei. Un grande italiano, un grande europeo.
Tre anni esatti sono trascorsi dallo storico discorso a Londra, durante una tempesta finanziaria e una crisi di svariati debiti sovrani, dove si rischiava un rovinoso effetto go-down. Quella vicenda andrà sui libri. E se mai un giorno ve ne sarà uno che raccoglierà i grandi discorsi “costituenti” dell’Europa, quel discorso ci sarà.

Un discorso asciutto e misurato. Secondo la vulgata, bastarono tre parole – “whatever it takes” – per porre fine ai rischi di crisi dell’euro e cambiare la mission della Banca centrale.
Ma la verità è che ben più di quel “costi quel che costi” la frase chiave di quel discorso era un’altra. Precisamente: “E credetemi, sarà abbastanza”. Insieme una rassicurazione, di più: un’ostentazione di sicurezza, e una sfida. Quell’appendice, pronunciata da altri sarebbe stata un di più, le classiche parole che scappano, quei fuori sacco che fanno imprecare portavoci e consulenti politici. Ma la politica è cosa troppo seria per lasciarla a loro e Draghi non improvvisava anche se forse non l’aveva programmata: metteva la sua credibilità sul piatto. Certo, avrebbe potuto essere un’affermazione perfino irresponsabile, resa da altri. Ma pronunciata da Draghi evidentemente non lo era, e questo non va neanche discusso perchè i fatti gli hanno dato ragione.
C’è quindi che per pronunciare una frase così, tra l’altro di gusto retorico così squisitamente anglosassone, bisogna essere persone altamente credibili. Draghi aveva davanti a sè poteri realmente forti.
Quel discorso è la dimostrazione che la politica (in senso lato) di oggi è basata più di quella di ieri sulla credibilità dei sistemi e delle persone. Perchè dico che tutta l’enfasi del discorso cadeva in realtà su un’espressione apparentemente fuori canovaccio, quasi buttata lì, incidentale?

Per la seguente ragione. “il costi quel che costi” di una persona non credibile avrebbe fatto andare in sollucchero gli speculatori e fatto bruciare all’Europa svariate decine di miliardi. Quel “credetemi”, sarebbe stata una sfida troppo irresistibile, un richiamo che avrebbe fatto aguzzare le orecchie perfino agli speculatori distratti e a quelli della domenica. Occasione troppo ghiotta per non coglierla.

Abbiamo un parallelo. 1992, e il protagonista fu Ciampi. Intendiamoci, non che Ciampi non fosse una persona credibile. Lo era moltissimo. Con due però. In primo luogo aveva un tipo di credibilità diversa da quella di Draghi che in un mondo nel frattempo divenuto veramente globale, è una reputazione mondiale e riposa su un giudizio formulato da un enstablishment finanziario ristretto e sovranazionale. All’epoca non esisteva ancora nulla di simile. Ma soprattutto – seconda ragione – dietro Ciampi c’era un paese poco credibile, per quanto la Banca d’Italia ormai fosse autonoma dal governo dal lontano 1981. Nel 1992 la sua strenua difesa della lira, che fece intendere appunto di voler difendere ad ogni costo, fece bruciare la stratosferica cifra di 48 miliardi di dollari in pochi giorni, a tutto beneficio di Soros e degli hedge found. Lasciò il paese sul lastrico, nelle sue ore più difficili, mentre anche la sterlina – perfino la sterlina, ma di una Gran Bretagna in cerca di un nuovo autore – era travolta dalla tempesta.
In condizioni certamente peggiori, ma dotato di una grande credibilità personale e di quella di un sistema sostenuto da regole imposte dai tedeschi che pure, in quel caso, non condivisero ed anzi contestarono la scelta eccessivamente politica di Draghi (quando si dice le convergenze parallele…), il presidente della Banca centrale europea pronunciò quelle frasi con lo spread italiano – non la Grecia, ma un grande e popoloso paese – alla stellare cifra 518 punti base, una crisi di governo italiana (pur sempre il terzo o quarto Stato europeo) aperta al buio e, se la vogliamo dire tutta, con riserve nient’affatto illimitate da giocarci come si sarebbe stati portati a credere (e gli speculatori lo sapevano, che si sarebbero fatti male ma che alla lunga avrebbero potuto espugnare Sagunto).
Se avesse sbagliato Draghi sarebbe stato linciato dai tedeschi e l’euro sarebbe crollato, e con l’euro tutto il percorso dell’integrazione. Sarebbe stato il disastro economico-finanziario del secolo.
Bene, dopo quell’annuncio e le azioni conseguenti lo spread italiano (e non solo, ovviamente) prese a scendere. Oggi, dopo essere stato a lungo tra i 150 e i 200 punti base, si è stabilizzato sotto i 150 punti, di regola attorno ai 110-120. Un valore gestibilissimo che vuol dire per gli italiani svariati miliardi di euro risparmiati ogni anno e la restituzione di un minimo di sovranità fiscale. Per gli europei vuol dire poter guardare al futuro con più speranza, verso un ordinamento sempre più integrato e sempre più politico. Una via molto diversa da quella “costituente” immaginata, ma certamente più efficace e convergente nell’obiettivo.

Il discorso integrale di Mario Draghi del 27 luglio 2012 (fonte: Il sole 24 ore)
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-07-27/testo-integrale-discorso-mario-094959.shtml?uuid=AbuM5YEG&p=2

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...