Archivio mensile:febbraio 2015

LE PRIMARIE DEL PD (ORA DEL CENTRO-SINISTRA) IN CAMPANIA

Lo abbiamo sostenuto anche al giro di giostra precedente, il secondo.
Il terzo rinvio delle primarie del Pd (ora del centro-sinistra) campano è la riprova che è un appuntamento introverso, di apparati (magari aperto anche alle incursioni di apparati avversari, questo sì). Ed è una risultanza ormai quasi sistematica delle primarie, almeno di quelle locali.
Perchè? Nessun partito può permettersi di rivolgersi alla cittadinanza e pretendere di coinvolgerla spostando tre volte la data (per non parlare delle deroghe procedurali e remissione di termini di ogni tipo). Se la cittadinanza fosse davvero pre-mobilitata – cosa che di tutta evidenza non è – la sua irritazione sarebbe comprensibile e gli effetti prodotte dal “sistema-primarie” chiaramente disfunzionali e controproducenti.
Credo allora che bisognerebbe avere più rispetto di coloro che davvero seguono con attenzione le vicende partitiche, i militanti. Perchè così si dimostra implicitamente anche che non si crede in una militanza non organizzata, che possa essere mobilitata (e smobilitata) dall’oggi al domani come tutto ciò fosse normale. E quindi, con strumenti consimili, la diagnosi se non è vera, finisce per avverarsi.
Ma un partito è innanzitutto una comunità di diritto, un’associazione, anche se persegue fini che sono politici. I mezzi sono quelli del diritto e nelle forme del diritto deve essere prevista la deroga, il compromesso, la soluzione in extremis.
Diritto e politica sono sempre in tensione. E il Pd è l’unico partito che si approssimi davvero ad un partito e ad una comunità di diritto.
Se si persegue il metodo di cercare fino all’ultimo il candidato unitario (o “comune”, come dice lo Statuto con riferimento a forze in coalizione) e si ritiene che sarebbe utile risparmiarsi l’esercizio faticoso e (peraltro in Campania, e non solo) rischioso delle primarie, allora non si faccia delle primarie la quintessenza della democrazia. Una posizione con cui i partiti delegittimano la loro propria ragion d’essere.
Dire che le primarie sono il marchio fondativo del Pd non vuol dire che siano l’essenza del Pd o la sua ragion d’essere. L’essenza del Pd è fatta, piuttosto, mi sembra di capire, dei seguenti ingredienti: la promozione della partecipazione (anche dei cittadini, ma questa è solo una parte), l’incontro dei riformismi, l’affermazione (meglio, riaffermazione) del primato della politica non disgiunta dalla grande assente della “Seconda Repubblica”, una moderna cultura delle regole.
Del resto le risultanze sono chiare. Mentre l’art. 18 dello Statuto del Pd fa delle primarie la regole, pur prevedendo l’eccezione, oggi si tende – giustamente – e farne l’eccezione.
Sono una soluzione sussidiaria, quando la politica fallisce. Il primato dello spazio della politica partito (che va dalla preservazione degli spazi decisionali dei militanti alla tutela dell’immagine del partito rispetto a spettacoli poco decorosi), adeguatamente riconosciuto e regolato dal diritto, è un valore preminente rispetto alla partecipazione diretta dei cittadini a processi di partito perchè è il modo storicamente individuato nelle moderne democrazie per meglio servire la sovranità popolare.
I cittadini, del resto, se vogliono si iscrivono ai partiti. Se non lo fanno non si vede perchè debbano essere portati sistematicamente al cuore di una delle funzioni essenziali dei partiti, la selezione della classe dirigente, che avranno modo di valutare negli appuntamenti elettorali. Capisco che le primarie possano diventare un momento di mobilitazione che tira la volata alla campagna elettorale. Ma, a prescindere dal fatto che il tutto si reggerebbe su una riserva mentale, ebbene, è ancora così nel 2015?

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