Archivio mensile:gennaio 2015

QUIRINALE. GIU’ LE CARTE, PROFILO E NOME

Conoscendo il modo di ragionare di Renzi, a partire dalle scelte sulle persone che ha compiuto in passato (dalla segreteria al governo, alle nomine dei manager delle società pubbliche), la sua prima e ideale scelta non potrebbe che essere una donna anche se per ora si tiene, comprensibilmente, molto coperto.
Sarebbe un successo politico e comunicativo straordinario, che gli darebbe ancora una volta una ribalta planetaria e sicura popolarità. Occorre vedere per cogliere questo risultato quanto è disposto a derogare al (restante) profilo. Eh sì. Il profilo più probabile del “candidato” a succedere a Napolitano è: Pd; “politico/a”; amministratore/-trice di regione o grande città ma di caratura nazionale, non sgradito/-a al leader.
Partiamo dalle donne. Senza riuscire a soddisfare tutti i requisiti, le uniche Pd in pista sono la Pinotti e la Finocchiaro (molto meno probabile l’ipotesi Dassù). Alla prima difetta un pò di caratura ed esperienza nazionale. Benchè indiscutibilmente capace e affidabile, sarebbe in qualche modo “da sperimentare” per il ruolo. La seconda sarebbe invece una garanzia e competenza, austerità e stile ricordano non poco quelli dell’indimenticabile Nilde Jotti … ma. Tra la Finocchiaro e Renzi non è mai corso buon sangue e in passato Renzi l’ha attaccata anche grevemente (associandola al tema dei costi della politica) e si è beccato, se non ricordo male, del “miserabile”. Poi hanno cercato di … recuperare, e oggi avrebbe anche il gradimento, secondo i quotidiani, del ministro Boschi (e non è poco). Ma non è tutto. L’altro problema è che l’autorevole senatrice ha il marito imputato per truffa e abuso d’ufficio, il quale fatto – senza entrare nel merito, ovviamente – la esporrebbe probabilmente ad una pesante campagna di stampa

(v. ad es. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/22/quirinale-lascesa-finocchiaro-marito-imputato-per-truffa/1362474/)

anche perchè, tra l’altro, si troverebbe a presiedere un organismo, il Csm, a tutela della indipendenza della magistratura con un prossimo congiunto sotto processo. Ragioni non piccole di opportunità che probabilmente consigliano di soprassedere e virare, purtroppo ancora una volta, sul “maschietto”. Due nomi che rientrano molto largamente nell’identikit per due profili culturali diversi: Fassino (ex Ds) o Delrio (ex Margherita). Il secondo, meno titolato, è per certi versi avvantaggiato da una maggiore freschezza e dal fatto che porterebbe al Quirinale una cultura politica – quella “popolare” – assente da tempo (Scalfaro). Persone prive di nemici nel Pd e fuori (certamente più graditi a Berlusconi di tanti altri), miti e sobrie ma non deboli, di grandissima affidabilità istituzionale, lavoratori instancabili, senza macchia e/o retaggi ingombranti. Per me sono loro due ad avere le maggiori chances di essere eletti alla Presidenza della Repubblica.
Dietro, sempre e solo nel “profilo”, Veltroni (non poco usurato da un ventennio che lo ha visto protagonista e anche diretto avversario di Berlusconi) e ancora più indietro – con scarse chances – Rutelli (di cui in sostanza di sono perse le tracce, il che non depone troppo bene) e Chiamparino. Quest’ultimo solo perchè in passato votato dai primi “renziani” in parlamento nel 2013, ma più che altro come candidato di bandiera. E’ passata molta acqua sotto i ponti.
Insomma la partita è complessa, ma due nomi mi sembrano davvero avanti a tutti. E non dubito che sarebbero eletti al quarto scrutinio con ampio consenso e soddisfazione. Occorre anche verificare quanto si è disposti a rischiare.

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Il “metodo Renzi” e le regole in discussione per l’elezione del P.d.R.

Il metodo scelto da Renzi per affrontare l’elezione presidenziale appare di buon senso. La nostra Costituzione prevede un quorum decrescente. Da uno particolarmente aggravato, nelle prime tre votazioni, normalmente indisponibile alla maggioranza di governo, si passa – dalla quarta – ad un quorum sempre aggravato ma inferiore (la maggioranza assoluta dei componenti, sempre comprensiva dei cd. “grandi elettori”) che di regola coincide con i numeri di cui dispone il governo nel parlamento (e “integrato”). Renzi ha perciò scelto, per evitare le fibrillazioni delle elezioni 2013 e correre meno rischi possibili, di fare un nome soltanto dalla quarta votazione e di far votare fino a quel momento scheda bianca. Ciò non vuol dire peraltro che pensi di eleggere il Presidente con i soli voti del Pd – cosa comunque non possibile – o della sola maggioranza di governo. Ma semplicemente che indicherà un nome non divisivo su cui facilmente si dovrebbe registrare un consenso ampio. Continua a leggere