Archivio mensile:dicembre 2014

DUVERGER E IL “DUELLO A SINISTRA”.

Con Maurice Duverger se ne va uno degli ultimi scienziati sociali europei di fama internazionale. Altri saranno i luoghi in cui la sua complessa figura di studioso potrà essere celebrata, rievocata e discussa. La finalità di questa riflessione è di ricostruire il ruolo avuto da Duverger in un frangente particolare, lo scorcio 1989-1990 quando la sinistra italiana era ancora e più che mai impegnata in un “duello” (secondo la nota espressione di Amato e Cafagna del 1982) con il Pci colto nel momento della prova del crollo del Muro di Berlino e il Psi nelle strettoie dell’ultima fase del pentapartito. In quel frangente Duverger diventò, volente o nolente, un attore – e non imparziale – del gioco, che divenne drammatico nella seconda metà del 1992 e nel 1993. Vediamo come, in questa ricostruzione della vicenda, rinviando al finale qualche chiosa. Continua a leggere

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DAL CAPO DELLO STATO UN MESSAGGIO CHIARO

Dal saluto di ieri del Capo dello Stato alle Alte cariche in occasione delle festività sono giunti, al solito, messaggi chiarissimi che possono riassumersi in questa esortazione: torni la serietà. Serietà nel modo di interpretare il proprio ruolo: gli attori sociali facciano gli attori sociali, le minoranze facciano le minoranze, il governo faccia il governo e il parlamento faccia il parlamento. Quest’ultimo, in particolare, sia la sede della discussione costruttiva e della decisione politica. Quel “passare ai fatti” non è certo una sordina al dispiegamento di dialettiche interne ai partiti, del libero confronto parlamentare o, anche, della conflittualità sociale, ma semplicemente un invito ad un’azione costruttiva, leale e non finalizzata all’interdizione, allo stallo, a mandare tutto in malora. La decisione politica come premessa per il ristabilimento dell’autorità della politica contro il chiacchiericchio inconcludente (della politica, prima che dei media…) o quell’aria di paralisi che alimenta fatalmente l’antipolitica.
Non si può non prendere atto che l’apertura di credito verso l’azione del governo, sia pure tra tutte le incertezze manifestate, è chiarissima, e forse supera anche ogni aspettativa. Ma sarebbe riduttivo. L’alternativa vera è questa. Da un lato chi si danna – dal governo, nei partiti, tra le minoranze – per ristabilire la credibilità del paese anche a costo di assumere rischi e sbagliare, dall’altro i furbi delle poltrone e delle manovre, i difensori dello status quo e chi butta sempre la palla in tribuna. Ancora una volta, forse per l’ultima, la politica è chiamata a rispondere a quest’appello in una finestra ristrettissima di tempo. Un paio di mesi.

L’ O.D.G. CALDEROLI: OVVERO BLOCCARE LE RIFORME ANCHE QUANDO SON LEGGI.

Della difficoltà del nostro parlamento a fare riforme elettorali e istituzionali sappiamo. E’ un dato primigenio della nostra Repubblica. La novità di giornata è che c’è chi pensa di bloccarle perfino dopo che sono state approvate in via definitiva.
Domattina sarà in discussione presso la prima commissione del Senato della Repubblica l’o.d.g. Calderoli. Il nome o.d.g. Calderoli è sinonimo da sempre di sparigliamento ed esercizio di furbizia politica un pò levantina. Di cosa si tratta, questa volta? Di questo: l’eventuale approvazione definitiva e l’entrata in vigore della legge elettorale per la Camera dei deputati (cd. Italicum), non sarebbe sufficiente per la produzione degli effetti suoi propri (quindi la normativa sarebbe in vigore ma sospesa) perchè occorrerebbe attendere l’approvazione della legge di revisione costituzionale (contenente, tra l’altro, la soppressione della fiducia da parte del Senato). In tal modo l’ordine del giorno scioglie il delicato nodo dell’intreccio tra riforma elettorale e riforma costituzionale, e lo fa rinviando la produzione di effetti della prima all’evento (molto) futuro e (molto) incerto dell’entrata in vigore della seconda. La chiamano “clausola di salvaguardia”, ma lo fanno partendo dal presupposto sbagliato, ovvero che la legge elettorale Senato attualmente vigente (cd. Consultellum, in una delle due versioni uscito dalla sent. Corte costituzionale n. 1 del 2014) non sarebbe applicabile, per cui – visto che la riforma elettorale attuale non contempla un diverso sistema elettorale per il Senato (cosa che avrebbe tagliato la testa al toro) – occorre cautelarsi con la clausola “de qua”. Continua a leggere

LA RIELEZIONE DI NAPOLITANO, ENNESIMO FALLIMENTO DELLA POLITICA

Nello smentire formalmente la notizia di sue imminenti dimissioni, il Presidente della Repubblica ha ribadito che resterà in carica almeno fino alla fine del semestre Ue a guida italiana (31 dicembre 2014). Dopo, ha aggiunto, seguiranno valutazioni che non devono intrecciarsi con l’attività legislativa e di governo, ma fino a quel momento – è il sottinteso della dichiarazione che tutti hanno sottolineato – nessun alibi per le riforme. Siamo ancora a questo; ad un punto tale, cioè che l’ultimo escamotage della politica è utilizzare le medesime dimissioni del Presidente per mettere in scena l’ennesimo balletto tattico avente ad oggetto l’intreccio della vicenda riformatrice con le scadenze dei Quirinale, le dimissioni del Presidente con le sempre meno improbabili elezioni, esercitandosi in calcoletti sull’interazione tra semestre bianco, vincoli “tecnici” tra chi vuole certe riforme e chi altre o non le vuole affatto, tra chi è per Renzi e chi contro, chi è per le elezioni e chi per proseguire la legislatura, e così via.

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PRIMARIE: IL SUCCESSO E’ NELL’AFFLUENZA ?

I quotidiani di oggi condensano in modo tendenzialmente convergente il dato di senso politico insito nell’esito del doppio appuntamento delle primarie per l’individuazione del candidato Presidente delle Regione Puglia e Veneto, che hanno visto prevalere rispettivamente Michele Emiliano e Alessandra Moretti. La Puglia tiene, il Veneto cede; in Puglia un successo (140.000 votanti come in Calabria, ove si ebbero 100.000 votanti), in Veneto flop come in Emilia. Il termine di paragone è l’antipolitica, la disillusione, la disaffezione crescente della cittadinanza.
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