TRISTE, SOLITARIO Y FINAL. LA PARABOLA DI GRILLO

La parabola del Movimento 5 Stelle, fatte le dovute e inevitabili differenze, ricorda molto quell’Uomo qualunque. Un partito, anzi un movimento (non vollero mai chiamarsi e ritenersi partito) che crebbe sulle macerie di un fallimento di regime. Nacque subito grande, prima nell’opinione pubblica, poi nelle urne. Faceva del rifiuto delle culture politiche tradizionali e del professionismo politico la base del suo invero incerto e oscillante profilo identitario. Aveva un leader, piuttosto carismatico, che conosceva il pubblico e i suoi gusti. Un uomo di spettacolo, sempre con la battura pronta, qualche volta greve. Ad un certo punto sembrava che l’Italia fosse nelle loro (e di Lui) mani. Tutti li cercavano, tutti li vezzeggiavano. Colsero un risultato storico ma, chiamati a scrivere le nuove regole di un paese distrutto da una classe politica prepotente e ignorante, non riuscirono minimamente a incidere sui contenuti di quella svolta. Provarono in seguito a condizionare l’attivita’ di governi con risultati quasi nulli anche se di tanto in tanto rivendicavano per il loro orgoglio qualche improbabile risultato. Vennero i tempi difficili. Non erano politici navigati, molti erano solo opportunisti. La maggior parte gente senza ne’ arte ne’ parte. Si divisero sulla linea, furono permeati dalla sindrome, e qualche volta dalla pratica, del complotto. Il Fondatore fece partire raffiche di espulsioni anche  nei confronti dei piu’ autorevoli dirigenti.
Venne il secondo congresso, il movimento era sfibrato, l’opinione pubblica si volgeva rapidamente altrove. Nonostante cio’ il Fondatore infiammo’ (in verita’ tra le crescenti perplessita’) la platea e fu rieletto alla guida del movimento, per acclamazione. Le urne erano sempre piu’ amare. Le folle di elettori erano diventate sparuti plotoncini. Un loro compagno di strada, piu’ furbo e possidente degli altri, fece transitare rapidamente gli ultimi, o quasi, verso il suo nascente movimento. Il Fondatore provo’ a manovrare in parlamento. A destra, a sinistra. Mancava pero’ completamente non solo di capacita’ politiche ma anche di analisi, per quanto l’uomo fosse intelligente e per certi versi nient’affatto sgradevole. Semplicemente non comprendeva quello che accadeva attorno a lui. Non riconosceva piu’ quel paese. Erano trascorsi solo due anni dal trionfo al tonfo. Ne passarono quasi altri dieci, sempre piu’ patetici e malinconici. Il Fondatore diventava seguace di suoi antichi seguaci, chiedeva ospitalita’ a quelli che aveva sempre considerato nemici, si diede alle sempre piu’ frequenti, e penose, apparit0zioni televisive. Affogo’ tra i debiti e le recriminazioni. Convinto di essere stato tradito da tutti, di non essere stato capito. Torno’ allo spettacolo, ma anche li’, i gusti del paese erano cambiati. Fu un triste tramonto.
Mi e’ sembrato di rivedere questo “film”, vedendo Beppe Grillo affannarsi e sbavare tra battute e imprecazioni, sul palco del Circo Massimo davanti a militanti sempre piu’ perplessi.
Grillo, cinico e avido quanto era candido perfino nel suo opportunismo Giannini.
Grillo un uomo quasi solo avviato verso il tramonto, mentre ribadisce la sovranita’ del movimento e si attribuisce, con linguaggio da Internazionale, il compito del controllore, del Guardiano contro gli opportunisti e le deviazioni. Mentre afferma che chiudera’ il Parlamento appena potra’ (Giannini era uomo di formaziome, nonostante tutto, liberale).
Ma perfino nel movimento dove non si puo’ parlare liberamente ammettono ai microfoni dei tg, ormai, che sono impotenti e in stallo, che non si puo’ andare avanti cosi’. E qui viene il bello perche’ alcuni l’hanno capito. Loro non possono farci niente, anche volendo.
Allora fu la Dc che svuoto’ impietosamente il movimento dell’Uomo Qualunque. Oggi lo stesso sta avvenendo da parte del nuovo Pd, di Matteo Renzi.
Il pallino, ora come allora, ce l’ha il partito al governo. E’ inutile che ti sgoli, Beppe.

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