ADDIO A CAPOTOSTI. LA SUA SAGGEZZA CI MANCHERA’.

Con Pier Alberto Capotosti se ne va uno dei costituzionalisti più acuti della sua generazione. Un modello di rigore non solo sul piano accademico ma anche – ed è molto più difficile – nell’impegno politico-istituzionale. La sua attività scientifica e di uomo prestato alle istituzioni è ricca di sagacia e prudenza. Mi piace sottolineare soprattutto l’assenza totale di qualunque integralismo o anche solo radicalismo di approccio. Capotosti è stato certamente un riformatore, piuttosto che un riformista. Un intellettuale che ha dato un notevole contributo al dibattito pubblico cercando sempre di orientare il cambiamento nella continuità dei grandi principi e degli assetti della nostra Costituzione, attento ad evitare ogni tipo di trauma o cesura. In questo, assai diverso da altri intellettuali democristiani (di sinistra) della sua generazione, iperattivi negli anni ’80, spesso attratti da grandi disegni, obiettivi ambiziosi, costruzioni astratte, e capacità di ricostruzione e comprensione del sistema normativo (anche perchè spesso non giuristi, come Scoppola o Ruffilli) notevolmente minori delle sue. Capotosti è stato prezioso trait d’union tra la nostra gloriosa tradizione parlamentaristica e le pulsioni dei rinnovatori alla ricerca, spesso attraverso strambe vie e ricette, della pozione magica per riparare i guasti del nostro sistema di governo sul piano della capacità decisionale. Anche nei suoi studi – come la bellissima monografia sugli accordi di coalizione – Capotosti è apparso sempre attento alle ragioni della sovranità popolare, e anche quando – con Ruffilli – l’ha declinata come “sovranità del cittadino” mai ha voluto percorrere, neanche in termini di mera proposta, un sentiero diverso da quello di una prudente razionalizzazione della nostra tradizione parlamentare. In ciò è esemplare il suo studio sui “contratti di coalizione” con riferimento all’esperienza tedesca, quasi agli antipodi di democrazie di “mandato” basate su investiture pre-elettorali (magari più o meno personali). Preferiva governare i cambiamenti piuttosto che provocarli. Capotosti, che pure aveva alle spalle una notevolissima carriera istituzionale, se n’è andato via nel pieno della sua attività di riflessione, stimolo, accompagnamento delle nostre vicende politico-costituzionale. La sua saggezza è venuta a mancare proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, alla vigilia di importanti interventi sulla Costituzione. Non possiamo fare altro che leggerlo e rileggerlo (anche nelle sue pagine da commentatore) per trarne strumenti di analisi, ispirazione e stile.

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