I DUE E PIU’ FORNI PER LE RIFORME E LA SENTENZA DELL’UTRI

La sentenza della Cassazione che condanna in via definitiva Marcello dell’Utri puo’ essere un macigno sulle riforme? Ovviamente no: che c’entra Dell’Ultri con le riforme?. Ma puo’ segnare, almeno, l’estenuazione dell’interlocuzione politica con Berlusconi? Direi di sì, è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Dell’Utri e’ stato condannato a ben sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il reato sara’ discutibile per il garantista (e dovremmo esserlo tutti) ma i fatti sottostanti sono stati provati. L’amico e sodale di Berlusconi in mille avventure e’, secondo i giudici, entrato ripetutamente e in un largo arco di tempo a contatto con Cosa Nostra. Per organizzare a Milano un incontro tra Berlusconi e alcuni capimafia (1974). Per far investire alla mafia massicci capitali per finanziare il nascente impero televisivo di Berlusconi (1980). Per mediare la protezione che Berlusconi avrebbe cercato o comunque ottenuto per i suoi ripetitori in Sicilia (accertata fino al 1992). E chissa’ – bonta’ sua – cos’altro… Berlusconi c’entra sempre o quasi. Al di la’ della rilevanza penale delle condotte di Berlusconi, lo scenario e’ chiaro e l’accertamento definitivo. Ma non è che cadiamo dalle nuvole. Il non piu’ Cavaliere e’ a sua volta un condannato in via definitiva e altri giudizi si avviano a conclusione, anche non sappiamo quale. E prima (se non a prescindere) dalla sanzione giuridica, potrebbe scattare un oggetto da noi misterioso chiamato “sanzione sociale”. Incontri e patti non sono forse decisamente fuori luogo?

Si dirà, il governo ha giustamente premura di fare le riforme, innanzitutto “salus rei publicae”. Le riforme sono considerate come un fondamentale momento di ricostruzione di un patto di fiducia con la cittadinanza incrinato da troppo tempo e per questo supremo obiettivo si parla anche col “Diavolo”, tanto più se ha a sua disposizione una bella pattuglia di parlamentare. Bene. Sappiamo tutti che è maturato, e più volte ritoccato, un accordo con Berlusconi (è cosa anche di queste ore). L’accordo e’ considerato la base da cui partire. Sia. Ma vale anche per l’interlocutore? Mi pare che nelle ultime settimane lo scenario sia decisamente cambiato. La’ fuori c’è il mondo e molti pendono dalle labbra di Renzi. C’è una nutrita pattuglia parlamentare di Ncd, ci sono i reduci di Scelta Civica (pochi ma preziosi al Senato), c’e’ la Lega che si e’ “scongelata” e, dopo le elezioni europee, il Pd e’ giustamente andato a “vedere” se è un bluff l’annuncio di disponibilità (15 giugno) del M5S a discutere di riforme. La lettera di Renzi e’ ancora calda, sul tavolo, come il nuovo accordo con Berlusconi. Ma c’è anche il quarto forno centrista e della sinistra (ex?) radicale.

Il Pd ha di suo una ottima base di partenza, nella grossa (direi inusitata, visto il debole consenso ottenuto alle elezioni 2013) pattuglia parlamentare, e forse dispone in modo quasi certo di una manciata di parlamentari ex Sel. Nei confronti dei malumori che covano all’interno, beh, dovrebbe far valere molto chiaramente la disciplina di partito, sia per la posta in gioco che per stroncare strampalati richiami a “voti di coscienza” su materie che attengono alla organizzazione della Repubblica (l’ha detto Gotor che il progetto di Renzi è putiniano; se la pensa così si accomodi fuori dal partito, la politica dà spazio a tutti).

Pare, infine, e forse è il punto, che il Presidente del Consiglio tenga molto acche’ la legge di revisione costituzionale in discussione (riforma senato, titolo V e eventuale altro) superi il quorum dei due terzi dei votanti. Per ragioni di legittimazione, piu’ che per evitare il referendum confermativo possibile (art. 138 Cost.) in caso di votazione della seconda deliberazione a maggioranza assoluta; maggioranza che in pratica il Pd detiene da solo alla Camera dei deputati (!). Quindi: quorum alla portata e due (o tre, o quattro) forni a disposizione. 

E’ dunque proprio indispensabile considerare Berlusconi – un condannato, uno con un’immagine cosi’ compromessa e cosi’ pesantemente tirata in ballo in processi conclusi in via definitiva, l’uomo delle decine di leggi ad personam per sfuggire a processi e condanne, il violento accusatore a tutt’oggi del Presidente Napolitano, trattato come un golpista –  il partner fondamentale delle riforme e farne, domani, un piccolo padre della patria? Non sarebbe meglio, forse, ricalibrare rapidamente, anche se di poco, la strategia e riposizionare il Pd in modo diverso facendo piuttosto leva sul rischio di isolamento che corrono le altre forze, tutte messe in gravissima difficolta’ dal “ciclone” Renzi? E allora senza ripartire da zero (ci mancherebbe), si prenda l’Italicum e il progetto per il Senato e ci si confronti apertamente con tutti. Di più, si dica qualcosa sull’affidabilità di Berlusconi (che in realtà sta traccheggiando ed è in grave difficoltà; il resto è scena). Se è veramente disperato, del resto, sorvolerà su qualche battuta nei suoi confronti e voterà a prescindere per non rimanere col cerino in mano.

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