REGIME DELLE INCOMPATIBILITA’ E ETICA DELLA POLITICA: I 46.378 VOTI INUTILI DI LUPI.

E così Maurizio Lupi, Mister 50.000 voti (non tanti ma neanche pochi) alle elezioni europee, non andrà a Strasburgo a sedere nel Parlamento europeo. Degli undici parlamentari italiani eletti sarà l’unico che non opterà per la nuova carica e resterà parlamentare, e ministro, in Italia. Aveva scherzato.

Lecitissimo, ma ragioniamoci un po’ su.

La cosiddetta Seconda Repubblica, tra le altre cose, si è caratterizzata per alcune cattive abitudini sul piano del rapporto “fiduciario” tra elettori e classe politica. Tutto si può dire della famigerata “Prima Repubblica” ma non che difettasse un’attenzione grande, anzi, strenua per le esigenze del cittadini. A scanso della nenia sulla “partitocrazia” e sui difetti della nostra democrazia, la “rappresentatività” della classe politica è sempre stata alle stelle almeno fino alla fine degli anni ’80 (ma anche oltre, in realtà).

In questi venti anni, invece, partiti deboli hanno cercato di supplire all’assenza di consenso e di legittimazione con un uso decisamente distorto, piegato alle proprie esigenze autoreferenziali, di diversi istituti che operano di contorno alla rappresentanza politica piegati a usi insoliti o addirittura ponendo nuove regole molto discutibili. Basti pensare, su piani diversi, alla odiosa regola che ha esteso oltremodo le pluricandidature, consentendo ad un medesimo candidato di presentarsi in molte circoscrizioni svolgendo una campagna elettorale dove mancano di sottolineare che, in assenza del dono dell’ubiquità, si chiede un voto senza essere capaci, se eletti, di ripagarlo adeguatamente sul piano dell’impegno politico (e al tempo del maggioritario con collegi si trattava di un pesante difetto del sistema). Oppure ad un utilizzo legittimo da capzioso delle regole sulle incompatibiltà disciplinanti l’evenienza che un parlamentare venisse a ricoprire successivi incarichi oggettivamente non cumulabili, sul piano del rendimento, e chiedendogli pertanto di optare (rispetto alle pluri-elezioni, spesso) entro un tempo prefissato per l’uno o l’altro incarico (nella gran parte dei casi si è trattato di optare tra la carica di parlamentare e quella di sindaco o tra parlamentare e consigliere regionale: nelle cui vicende si sono registrati siparietti assai grotteschi, ma in realtà vergognosi, che hanno richiesto anche interventi giurisprudenziali al massimo livello, generalmente non risolutivi).

Attraverso questi mezzucci la politica ha fatto prosperare partiti personali basati sul Leader dove uno portava voti per tutti (facendo perfino sparire, ad un tratto, i manifesti degli altri candidati del partito nella circoscrizione perchè interferenti nel rapporto di investitura plebiscitaria; vedi quanto si dirà in chiusura) o fatto sopravvivere fatti di uno o pochi notabili attirando voti che altrimenti non avrebbe avuto (in quelle proporzioni).

Gli effetti sistemici sono stati comunque molto negativi perchè si è alimentata una frammentazione a fronte di una rappresentanza e rappresentatività drogate in modo artificioso.

Diversi piccoli partiti, semplicemente, hanno superato le soglie di sbarramento previste dalle singole leggi elettorali seguendo questi escamotage (rafforzati, dove previsti, dalla previsione di premi di maggioranza per cui per i partiti coalizzati, e il premio era un formidabile incentivo alla coalizione, valeva una più bassa soglia – spesso ridicola – rispetto a quelli non coalizzati).

Ma la cose peggiore di queste tristi vicende è stata proprio la scarsa considerazione dell’elettore, il venir meno di un rapporto chiaro e improntato alla correttezza, che caratterizzava, e caratterizza tuttora simili espedienti.

E così è oggi con Maurizio Lupi, uomo vicino a Comunione e Liberazione, e pertanto grande alfiere del tema dell’etica in politica. Di cui però non ha probabilmente compreso molto.

Lupi si è candidato, ha raccolto una notevole quantità di voti e, di fronte ad una incompatibilità sopravvenuta (ma di cui conosceva bene l’eventualità), ha … scelto di non optare per il Parlamento europeo. Perché si è candidato? (e non si dica che all’epoca della candidatura si era ancora indecisi, perché prenderci per i fondelli di questi tempi è davvero pericoloso…).

E allora vale la pena di riprendere qualche passaggio della lettera aperta rivolta da Lupi ai suoi elettori (e che a torto si sarebbero reputati tali):

“Cari amici,
sono candidato come capolista per la circoscrizione Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) per il Nuovo Centrodestra alle elezioni per il Parlamento europeo.

Penso che sia ora di cambiare il ritornello stanco che ci sentiamo ripetere da anni: “Ce lo chiede l’Europa”. Noi che cosa chiediamo all’Europa? E soprattutto: che cosa possiamo dare all’Europa perché l’Europa ritrovi se stessa?

Muoviamoci! Insieme.
E’ lo slogan che ho scelto per la mia campagna elettorale. […]

Serve una nuova Europa, che torni a respirare lo spirito che l’ha fatta nascere.
[…]

Bisogna muoversi per cambiare un modo d’essere dell’Europa che non entusiasma più nessuno.
Esattamente come successo in Italia, bisogna muoversi per sconfiggere scetticismi e rassegnazione, […]

Il Nuovo Centrodestra è nato per questo. Di fronte a chi giocava allo sfascio o passava il tempo a lamentarsi, il Nuovo Centrodestra ha scommesso sulla responsabilità, e innanzitutto sulla responsabilità personale.

[…]

In una situazione simile chiunque ha qualcosa da dare deve mettersi in gioco.

Ecco perché mi sono candidato.
[…]
Dico grazie sin d’ora a chi vorrà accompagnarmi in questa sfida: con i suoi consigli, con la sua partecipazione attiva, con le sue obiezioni utili a costruire o semplicemente anche con il semplice gesto del suo voto.

Maurizio Lupi”

Bravo Lupi! Hai fregato la gran parte di 46.378 persone per accomodamenti di partito. Certo nel partito tutto sapevano che ben difficilmente avresti lasciato la poltrona di ministro. Certo, la sceneggiata sui giornali è andata avanti un bel po’ ma il gioco era quasi scoperto se è vero che il 6 giugno, pochi giorni dopo l’elezione (venti giorni fa), Salvatore Dama su Libero già titolava che “salvo soprese” l’intenzione era quella di rimanere ministro… Certo, forse ad un certo punto ti sei convinto davvero anche tu che sarebbe dipeso da come sarebbero andate le elezioni, dalla logica del “facciamolo, poi vediamo…” e poi, siccome le elezioni per il tuo partito sono andate male, tutto è rientrato in ballo.

Ma questa politica è politica spiccia, non c’entra con l’etica.

Spiegami perché un capolista (capolista!) che ha avuto una simile affermazione poi non dovrebbe andare a fare quello per cui è stato eletto. Lo hai detto tu il giorno dopo le elezioni a “Porta a Porta”: “di fronte a 50.000 voti raccolti mi sembra giusto prendere atto della volontà di chi mi ha votato. La decisione non è stata ancora presa, la prenderà nei prossimi giorni insieme al partito”. Che decisione dovevi prendere con il partito? Se onorare o no, come dici stesso tu, i tuoi elettori o tornare utile per altre, imperscrutabili, strategie? Hai preso la decisione cui ti facoltizzava il diritto, ma è sbagliata perché tu stesso hai deciso di candidarti e quindi del tutto naturale sarebbe stato (come lo è stato per gli altri colleghi tuoi) di scegliere la carica sopravvenuta.

E allora.

Non dirmi più “che cosa possiamo dare all’Europa perché l’Europa ritrovi se stessa”, perché non hai niente da dare.

E non dire più “Muoviamoci! Insieme” perché chi ti ha votato farebbe bene a prendere le misure e le distanze da te”.

E non farci più il sermone sul fatto che “Serve una nuova Europa, che torni a respirare lo spirito che l’ha fatta nascere”, perché con comportamenti come i tuoi (sconosciuti, ovviamente all’Estero, dove sarebbero tanto stigmatizzati da non incamminarcisi in partenza) l’Italia non ha molto da dare.

E non dirci, proprio tu, che “bisogna muoversi per sconfiggere scetticismi e rassegnazione” perché il tuo comportamento alimenta questi sentimenti. Infine non dire, proprio tu che “il Nuovo Centrodestra ha scommesso sulla responsabilità, e innanzitutto sulla responsabilità personale”, perché non optare per la carica successiva è sempre e comune un comportamento, lecito, ma assolutamente irresponsabile sul piano politico.

Anzi visto che le incompatibilità hanno una ben precisa, e preziosa, funzione, forse – nella persistente assenza di adeguata etica politica – è il caso di interrogarsi su una modifica della legge (occorrerebbe una revisione organica dell’intera materia, da troppo tempo attesa), prevedendo non l’opzione ma la decadenza automatica dal mandato (divenuto) incompatibile, creando una presunzione assoluta che chi si candidi per un ruolo incompatibile con quello che ricopre lo faccia, se eletto, per svolgerlo.

Una regoletta per contribuire a ridare dignità alla politica anche suo malgrado.

Per non far candidare più a vanvera alcuno, con evidente distorsione del processo democratico (quanti voti in meno avrebbe preso l’Udc in quella circoscrizione senza Lupi candidato, in un sistema a tre preferenze dove il suo nome, il nome di un ministro, “trainava” così forte?).

Nella tua lettera, Lupi, affermi che le obiezioni dell’elettore sono “utili a costruire” o che tanto può anche “il semplice gesto del suo voto”. Ministro, hai trasformato il voto semplice dell’elettore – semplice nella richiesta – in qualcosa di assai più complicato e meno bello. Quello che hai fatto tuo, che mai e poi mai avresti lasciato il posto di un importante ministero per fare l’oscuro ma prezioso lavoro di parlamentare europeo (lontano dal potere) in politichese si chiama “candidatura di servizio” (lo ha detto la Lorenzin, altro ministro del tuo partito, non è stata eletta ma avete il vizio: “la mia è una candidatura di servizio”). Ma rende un cattivo servizio.

p.s. Infine, al Pd così serio da mandare tutti i suoi parlamentari eletti a Strasburgo, e da non prendere neanche in lontana considerazione di candidare il Presidente Renzi, come in teoria possibile e come fece vergognosamente Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, nel 2009 presentandosi in tutte e cinque le circoscrizioni e prendendo 2,7 milioni di voti di preferenze (quanti ne avrebbe presi Renzi, 6 milioni? Di più?): un ministro così non è in linea con l’immagine di novità e di fiducia che si vuole trasmettere al paese. Si chieda conto a Lupi del suo comportamento (lo si sarebbe dovuto far prima…mettendo regole chiare per sé e anche per gli alleati) e, se del caso, si dia seguito.

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