IL VECCHIO LEADER E IL PRESIDENZIALISMO TRA 138 E … 118 (prendendo la “variante”)

Quando un politico italiano è in difficoltà o in crisi di visibilità non manca mai di fare una dichiarazione sulla riforma più urgente e indifferibile che occorre al paese: il presidenzialismo. Il Politico vi arriva generalmente da solo, per animal spirit. Ma non gli chiedete mai se parla di Francia o Stati Uniti: al massimo dirà che l’importante è che il Capo dello stato venga eletto dai cittadini “perché ce lo chiedono da tanto tempo”, “perchè gli italiani sono presidenzialisti e non lo sanno” e così via. E, mi raccomando, mai replicare per sapere il nome di un cittadino-uno che vuole il presidenzialismo perché pensa di risolvere problemi di mutui, bollette e figlie da impalmare.

Però. Se la proposta è stravagante allora, statene certi, dietro di lui c’è un “Rasputin”, un “Professore”. Un consigliere del principe o aspirante tale. Il quale si guarderà bene dal suggerire al leader – una volta per tutte – se debba lasciarsi cadere sul presidenzialismo alla statunitense o alla francese, illustrandogli i pro e i contro dei modelli, ma gli dirà che ha detto bene, benissimo, e circonderà la soluzione di immancabile “oltrismo” per fare sicuro colpo (e magari spuntare un seggio al prossimo giro di giostra). Strano ruolo, quello che si assegnano i “tecnici”d’oggi. Paese strano quello dove le cose più stravaganti è la tecnica – cioè il saper fare – che le suggerisce alla politica. Anzi al Corpo del Leader.

Per quella che è la situazione italiana – dirà il “Professore” con voce ispirata calando vagamente gli occhiali sul naso e guardando di sbieco –  non basta più la riforma elettorale (che non si è fatta), non basterà più la riforma della seconda camera (che non si è fatta ancora e forse non si sarebbe mai fatta, senza il permesso di Mineo), e figuriamoci se tutte insieme la riforma della p.a., del  lavoro, della giustizia, degli incentivi alle imprese, dell’università e chi più ne ha ne metta possono qualcosa contro il lento declino del paese, chessò un posto di lavoro. As-so-lu-ta-men-te nulla. Ci vuole ben altro, anzi #benaltro. Uno shock che faccia tornare gli investitori, che attiri fondi di investimento come fossero mosche, che porti gli imprenditori del Nord-Est a rioccupare i capannoni dismessi e che certo non può essere l’esenzione dalla Tasi appena varata da gran parte dei sindaci: acqua fresca.

Occorre una riforma istituzionale alla italiana!

Il leader trasecolerà: com’è che non ci ho pensato! Il “suo” presidenzialismo non basta più, è ammaccato, tirato fuori quella doppia dozzina di volte in un ventennio sempre in maniera tattica e strumentale, sempre per buttare la palla in tribuna, sempre per sperare che nel campo avversario per non esser da meno vengano a vedere e poi imbrogliare tutto. Sempre senza alcuna possibilità di riuscita (tranne un caso, al massimo).

E allora il leader comincia a sfogliare la margherita. L’elezione diretta del Premier già l’ha realizzata di fatto questo giovanotto nelle ultime elezioni dove non era candidato (fila tutto…). La forma direttoriale è vigente solo in Svizzera, la sua base materiale è nei cantoni e tra le montagne, in più qui al bar e dal barbiere nessuno sa cosa sia (di presidenzialismo si parla ininterrottamente, in alternativa al calcio) e comunque pare davvero poco adatta agli italici visto come vanno le cose perfino nei piccoli condomini. Il regime confederale-tribale di tipo centro-africano non si confà alle nostre istituzioni anche se il paese è sempre più ingessato nella sue mille corporazioni e almeno la società sembra ben predisposta per accoglierlo. Ci sarebbe la soluzione eschimese o aborigena, ma …

Il Vecchio Leader, che tanto ricorda il Presidente del romanzo di Simenon, traccheggia.

Cosa occorre, dunque? A quel punto il “Professore” pronuncia lentamente, con gli occhi chiusi e un filo di voce, ieratico: una legislatura “costituente” caratterizzata da un pronunciamento popolare (va da sè:“costituente”) sul presidenzialismo.

Il Leader è come percosso, stordito. Sente solo un abbaiare di mute di cani, come visioni sciamaniche, come se avesse appena assunto la più potente delle sostanze psicotrope, il DMT.

Poi l’uomo rotto a tutto si riprende. Voilà. E” la Via.

Tutti a pensare di passare “solo” per l’art. 138 Cost. (revisione della Costituzione) e nessuno aveva mai pensato a prendere la “variante” (referendum + revisione della Costituzione). Un atto plebiscitario. Un nuovo inizio. Un referendum che cui gli italiani si pronuncino sul presidenzialismo, dirà il Suggeritore; voglio proprio vedere se poi i politici non daranno seguito al referendum scrivendo “sotto dettatura” del popolo (cit. Scalfaro) una revisione della Costituzione.

Ma che succede? Per un attimo il leader acciglia la fronte, la mente non è più quella di una volta, i pensieri circolari sui “canidi” interferiscono con le strategie politiche (“ma voi sapete quanti proprietari di cani ci sono in Italia? Vo-ta-no!”), ma poi trova il punto: ha una antica laurea in giurisprudenza (mentre giocava in una serie Adi calcio in una dimensione parallela alla nostra: ci sono i Mondiali), e gli pare di ricordare che l’art. 70 della Costituzione parla di referendum su leggi (ordinarie) e atti aventi forza di legge e comunque è solo abrogativo. La Costituzione non prevede referendum propositivi, prevede al massimo referendum su leggi costituzionali e di revisione già approvate dal parlamento e in attesa di eventuale promulgazione.

Ma quel che gli viene proposto nessuno l’ha ancora detto? Bene, allora l’argomento nell’Italia del 2014 si ammanta del crisma dell’ipse dixit come se il Suggeritore fosse il ventriloquo Aristotele in persona. Meraviglioso, irresistibile.

Quindi? Le riforme sono urgenti? E allora sapete che c’è, approviamo una legge di revisione costituzionale (un anno o poco meno) per introdurre una tantum nell’ordinamento un referendum non previsto, come avvenne nel 1989 su tematiche europee. Senza alcun effetto giuridico. E poi? E poi diremo che il referendum consultivo è un atto costituente, che il popolo comunque si è pronunciato-che-vuoi-stare-davvero-dietro-alle-forme-roba-vecchia-da-liberali, che il parlamento sarà “obbligato” a fare una nuova revisione costituzionale (un altro annetto o quasi) per mutare, ora sì, la forma di governo da parlamentare in presidenziale. Francia o Stati Uniti? Bah, intanto fissiamo il principio del presidente eletto dal popolo. Magari ti trovi Roosvelt, magari Hollande.

Qualche commentatore abbocca (“il momento è quello giusto”), i “foglianti” sempre, perché c’è sempre qualche commentatore che abbocca e i “foglianti” sempre.

Manca un inizio scoppiettante però. Possibile che dobbiamo limitarci a presentare una grigia iniziativa legislativa per approvare una legge di revisione? E che siamo smorti studenti di giurisprudenza? Noi siamo politici! Abbiamo il dovere di esercitare la nostra fantasia per risolvere i problemi!

A quel punto si inserisce nella tragedia attica il personaggio del “Delfino ingrato”, che cerca uno spazietto e dichiara mussolinianamente come stesse parlando della lira a quota-90: “Noi avvieremo una petizione popolare e raccoglieremo le firme per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica”. (petizione + referendum + revisione della Costituzione; per due anni il divertimento è assicurato).

Una petizione popolare sul mutamento della forma di governo. Già, chissenegrega.

Si danno di gomito e si sganasciano, mentre ripetono il mantra: petizione + referendum + legge di revisione. Petizione + referendum + legge di revisione. […] Allora capito?

Li scuote dal trance istituzionale la padrona di casa. S’è fatto tardi, c’è la partita in tv. Nessuna traccia più degli antichi fasti, un brodino tutti insieme davanti alla tv e poi a nanna. All’urgentissimissimo “presidenzialismo all’italiana” ci pensiamo domani.

Eventualmente anche all’ambulanza del Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza. Sono tutti molto preoccupati, ma nessuno vuol chiamarla, vuoi per timore, vuoi per riconoscenza, vuoi per interesse. Ci penserà Dadà. Lucido e capace canide come pochi.

Magari lo candidiamo, chissà, magari in tandem con una persona … Perchè no.

Ma lo sapete che in Italia ci sono sessanta milioni di animali domestici? Votano? No, ma i loro padroni sì.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...